venerdì 3 giugno 2011

L’Ordine del SS. Salvatore di Santa Brigida compie cento anni

Dialogo, Ospitalità e Carità: un carisma che apre il futuro all’umanità
Il motivo principale di questo centenario è rendere grazie al Signore perché questa vigna da Lui piantata ha portato molti frutti alla Sua Chiesa e continua a produrne con la Sua grazia, inviando al nostro ordine buone e generose vocazioni”. Queste le parole che ha rivolto l’Abbadessa Generale, Madre Tekla Famiglietti, in occasione del convegno tenutosi venerdì 3 giugno a Roma nel Palazzo della Cancelleria Apostolica (Piazza della Cancelleria 1) per celebrare il centenario di fondazione dell’Ordine SS. Salvatore di Santa Brigida. La giornata di studi si è articolata con una serie di relazioni sul tema “Originalità e continuità dell’Ordine di Santa Brigida a cento anni dalla Fondazione (1911-2011). Brigida una donna europea”.
Tra le personalità intervenute: il Card. Walter Brandmuller che ha parlato di Roma e del Papato ai tempi di Santa Brigida; il Card. Angelo Amato, il quale si è soffermato sull’attualità del messaggio di pace e di dialogo trasmesso da Santa Brigida; Mons. Mario Russotto, che ha delineato il carisma della Beata Elisabetta Hesselblad; Padre Marko Rupnik con la sua relazione sulla Bibbia come codice culturale per l’Europa, Madre Elisa Famiglietti che ha parlato dell'espansione del carisma dell'ordine di Santa Brigida.
Ha moderato il convegno Mons. Dario E. Viganò, Preside dell’Istituto Redempor Hominis presso la Pontificia Università Lateranense, il quale ha spiegato il carisma dell’ordine basato sul dialogo, l’ospitalità e la carità, un carisma capace di trasformare il mondo in un luogo beato e fedele al Vangelo.
“A cent’anni dalla Fondazione dell’Ordine, Brigida si conferma – ha detto Mons. Viganò – non solo donna europea, ma globale”. Celebrare la Santa svedese per il Preside dell’Istituto Redempor Hominis significa “riflettere sulla nostra identità cristiana, perché l’attestazione e la conservazione delle radici non abdichi mai alla linfa vitale dell’evangelizzazione”.
L’Abbadessa Generale, Madre Tekla Famiglietti, ha evidenziato come l’ospitalità, l’accoglienza e la carità offerte dalle case dell’Ordine, presenti in diverse parti del mondo, sono testimonianza dell’amore misericordioso di Dio verso ogni uomo e l’anelito all’unità che Cristo ha lasciato ai suoi discepoli. Una presenza ecumenica che Madre Tekla ha detto essere particolarmente attenta alle nazioni del Nord-Europa, dove minore è la presenza dei cattolici ed è importante promuovere il dialogo con i fratelli di altre Confessioni cristiane.
“Quanto è bella la vita religiosa!”: ha esclamato nel suo discorso conclusivo l’Abbadessa Generale. “Noi gioiamo – ha continuato Madre Tekla – nel sentire parlare delle nostre madri fondatrici e insieme a voi vogliamo dire loro grazie per quello che hanno fatto e continuano a fare nella Chiesa del nostro tempo attraverso l’umile lavoro delle sorelle”. Ha, quindi, concluso: “Chiedo al Signore una cosa, quella di abitare nella Sua casa tutti i giorni della nostra vita insieme a tutte le religiose che si offrono in olocausto a Dio, perpetuando nel tempo quello che ha iniziato Santa Brigida e che ha continuato la beata Elisabetta Hesselblad”.

                                                                                                                Pier Vincenzo Rosiello

domenica 13 febbraio 2011

L’evoluzione dell’identità personale nella pittura dell’artista Federica Di Carlo

Un avvenimento che ha riscosso successo nell’Urbe. Tra gli eventi più recenti del panorama artistico della Città Eterna spicca la mostra I Saltatori” della pittrice Federica Di Carlo, curata da Valentina Bernabei, tenutasi dal 13 gennaio all’8 febbraio presso la Casa Internazionale delle Donne (sala Magnolia), in via della Lungara n. 19. Nella personale l’artista racconta l’evoluzione della sua identità, un cambiamento alimentato dagli eventi che la coinvolgono durante la sua esistenza.
La Di Carlo è nata a Roma nel 1984 e vanta una solida formazione professionale: laureatasi cum laude all’Accademia di Belle Arti di Roma, si è specializzata in fotografia alla Escola Massana di Barcellona. L’artista romana è stata protagonista
di altri eventi nella Capitale: la mostra personale Test d'identità
(Torretta Valadier
-
gennaio 2010) e diverse mostre collettive tra cui Play the Game, Ophelia!  I'm (Galleria RossoCinabro - marzo 2010). Il titolo della mostra I saltatori è emblematico. Coloro che saltano sono i superstiti e rappresentano lo scontro che avviene con il dolore dovuto alla perdita di una persona cara: il dolore, la morte ma anche la cura. L’idea di questa serie di pitture – ci ha detto Federica Di Carlo – nasce dalla perdita di una persona a me cara e dal cambiamento avvenuto in me a seguito di questo evento. Molti dei mie lavori sono incentrati sull'idea che l'identità personale viene composta, alimentata, nutrita dagli eventi che la coinvolgono, ma soprattutto dalle persone con le quali, per un motivo o per un altro, si entra in contatto sia in maniera casuale che volontaria”. In sala sono state esposte tre installazioni che assumo sia la forma di un prato di papaveri sia la forma simbolica (dalla struttura quadrata con la base in legno) di una tomba. “Per sottolineare la valenza di tomba – ha spiegato Federica Di Carlo – su ognuna di esse sono state scritte a mano date di nascita e di morte di persone che ho perso, solo numeri nessun nome”. La scelta del papavero è dovuta da un lato al suo colore forte e deciso, dall’altro al fatto che questo fiore simboleggia un veleno che però, se usato in dosi ridotte, possiede proprietà medicinali. Inoltre il papavero è associato al simbolo del potere. L'idea dell’artista era quella di riunire in uno stesso segno “il virus e la cura, la morte e l'assimilazione di essa”. La luce al neon serve per unificare ancora di più quadro e installazione, nonché a dare un’atmosfera, in termine di luci, surreale. Alle
spalle di ogni istallazione è stata posta una figura, due donne e un uomo, ritratta nel momento del salto. Un aspetto dell’esistenza di tutti che ci coinvolge intimamente e ci cambia profondamente. Sono tempi della vita drammatici, quelli a cui si è ispirata Federica Di Carlo, che ci portano a uscire fuori da noi stessi e a saltare, appunto, per continuare a vivere nonostante tutto. Sono momenti critici e di grande decisione, in cui chi è provato dal dolore deve scegliere se trovare una ragione di vita più grande per superare l’angoscia della morte. Molti sono saltatori inconsapevoli nella gara a ostacoli della vita, la Di Carlo ha il merito di averci con la sua pittura svelato questa intima condizione dell’animo umano, che partecipa, anch’esso, del movimento perenne dell’Universo, ampliando il suo grado di conoscenza della realtà.
“Il saltatore dopo un lungo periodo di apatia e dolore – ha precisato la giovane artista – deve ad un certo punto decidere se SALTARE questo dolore, tenere nel cuore il proprio caro e andare avanti con la propria vita. Proprio questo istante ho voluto rappresentare attraverso il gesto fisico del salto. La parabola del saltatore è in breve, la raffigurazione del lasso di tempo durante il quale una persona gestisce il proprio lutto. L’esatto momento del salto da me scelto è, invece, il momento in cui la spinta verso l'alto è già avvenuta ed il corpo è tra la sospensione e l'accenno della discesa”.
                                                                                                  di Pier Vincenzo Rosiello









sabato 12 febbraio 2011

Nessuno tocchi il 17 marzo

Possiamo discutere di tutto ... ma l'unità nazionale è un valore "assoluto" del popolo italiano. Non si possono mascherare dietro bieche ragioni economiche motivazioni di assai poco lungimirante visione della realtà e della politica. Mettere in discussione l'opportunità della festa del 17 marzo, 150° anniversario dell'unità d'Italia, in una situazione politica, qual è la nostra, è ancora più grave perché finisce per scaricare le divisioni degli opposti schieramenti politici sul Paese, arrivando addirittura a proiettare siffatte divisioni sulla sua storia e sull'identità della nazione italiana. Tra l'altro non festeggiare l'unità d'Italia finisce per far passare tra la gente un messaggio "distorto" sull'orientamento politico del Governo che si appresta a portare in Camera e in Senato "il federalismo fiscale". Sicuramente il popolo italiano si sentirà deluso e avvertirà l'amaro in bocca di una fedeltà tradita, la propria e quella dei propri padri e dei propri nonni e bisnonni.  Buona festa del 150° a tutti. Pier Vincenzo Rosiello

martedì 1 febbraio 2011

Politica italiana: urge una carta deontologica

La tempesta scoppiata sul premier Berlusconi lascia tutti perplessi: non si tratta, infatti, di scandalo politico "tout court", ma sembra avere, piuttosto, i connotati di una battaglia politica. Purtroppo anche i pm di Milano sono caduti nella rete mediatica, che li vede parte in causa della "piece" che viene quotidianamente  messa in scena per il piacere del pubblico pagante. Un po' come avviene per certe vicende giudiziarie che occupano la gran parte delle cronache di giornali e tv: basti pensare alla vicenda di Avetrana.  Ancora una volta al popolo si offre panem et circenses, mentre la nostra Italia ristagna in una crisi economica, culturale, morale e religiosa, forse senza precedenti.  Chiunque ha la chiara percezione che si voglia a tutti i costi dare una spallata al Governo Berlusconi. Ma qual è la ragione?  E' davvero possibile pensare che il destino del Paese dipenda dalle notti "segrete" di Arcore?  Ci sono schieramenti politici che in passato hanno osato candidare e far eleggere prostitute e travestiti. Allora qual è la ragione? Lo scontro intestino tra Fini e Berlusconi, che ha portato alla nascita del FLI e del terzo polo? Se è così non si capisce la posizione di PD e di Italia dei Valori. A un certo punto sembrerebbe addirittura che Fini, passato improvvisamente all'opposizione, utilizzi la carica istituzionale di Presidente della Camera per combattere la maggioranza e delegittimare il Cavaliere. Uso sempre il condizionale perché, come ho detto, siamo immersi in una rappresentazione teatrale, una sorta di fiction che non si sa bene quanto sia vicina o lontana rispetto alla realtà. E così mentre Marchionne piega i sindacati alle ragioni del mercato e i lavoratori scelgono la via stretta pur di conservare lo stipendio, i politici si guardano l'un l'altro in cagnesco rivendicando ragioni larvatamente legate agli scheletri delle ideologie del passato. La partita è ancora aperta. Ha ragione il Papa a mettere il dito nella piaga: la coscienza, la morale. Anche la Chiesa ha fatto il "mea culpa" colpita dalla corruzione dei costumi di questa società senza valori. Chiedere ai politici di essere esempi di una morale laica alta ed esigente non è sbagliato. Le figure chiamate a guidare il popolo devono avere il coraggio, al di là delle proprie debolezze e degli errori eventualmente commessi, di indicare esempi di alta moralità. Chi scredita il Presidente del Consiglio passando al setaccio la sua vita privata fa il bene della Nazione? O mettendo alla berlina il nostro Paese sulla scena europea e internazionale provoca un danno più grave del bene cercato? E chi scredita il Presidente della Camera e i pm fa un favore agli italiani o concorre ad esacerbare un clima di disordine, di confusione e di lotta? Il bene del Paese per chi giura fedeltà alla nazione dovrebbe essere più grande dei "particulari" di guicciardiana memoria. Forse è venuto il momento di cercare una nuova identità politica e culturale che alla lotta personale antepoga il rispetto dell'uomo. Non sarebbe male creare come per certi ordini professionali una deotologia dei politici, penso che sarebbe sano e, scongiurerebbe, forse certe lotte senza esclusioni di colpi che ci danno l'impressione che sia venuta drammaticamente meno la famosa separazione dei poteri di Montesquieu e con essa la possibilità di una vita democratica serena.
Pier Vincenzo Rosiello

giovedì 21 ottobre 2010

A GABRIELLA

Occhi turchini ricolmi di luce

pieni di tanti annunci di speranza

sì tanto cari a chi affranto avanza

chinando il suo capo a Chi lo conduce.

Dalla parte di Medea t’eri schierata

nella battaglia della tua vita

lottando da donna innamorata

durante la tua coraggiosa salita.

Ora riposi negli spazi celesti

eterna ricompensa dei giusti

che il Signore per te ha preparato.

In vero tu però non ci hai lasciato

ma nella città dalle gesta illustri

continui la tua lotta in altre vesti.

di Pier Vincenzo Rosiello

Una serata con Olimpia Tarzia in ricordo di Gabriella Valli

Ricordare una donna, una romana attiva nel mondo dell’associazionismo cattolico, ma anche un’artista e una scrittrice a tre mesi dalla sua morte: Gabriella Valli. Questo lo scopo dell’iniziativa culturale svoltasi ieri, giovedì, alle 19.00 nella sala teatrale della Parrocchia di San Giuliano Martire in Via Cassia n. 103 nell'ambito delle attività dell'Associazione HERMES 2000 e per iniziativa del Parroco Don Luigi Lani.

Nata a Roma nel 1936, Gabriella Valli, trascorse la sua infanzia e adolescenza nel quartiere Flaminio in un ambiente familiare sereno e ricco di stimoli. Seguì i corsi di Teologia e Scienze Religiose presso l’Università Lateranense. Autrice di raccolte di poesie e di libri pubblicò, tra le altri, la raccolta di poesie “Voci di donna” (Pagine 2000), la silloge lirica “Le mani piene di fori” (Pagine 2001), la storia dossier “Dalla parte di Medea” (Pagine 2002).

La serata è stata condotta da Luisa Coccia che ha ricordato con commozione Gabriella alla presenza della sorella Anna. Dalle testimonianze di Aldo BELLO, di Ruggero MARINO, di Plinio PERILLI, di Donatella MOLINARI è emersa la figura di un’amica, di una poetessa, di una donna di cultura, di fede e di impegno sociale. Molti amici le hanno dedicato scritti e poesie, ricordando la sua energia, il suo spirito combattivo e la sua bontà.

Tra gli interventi, che si sono succeduti, molto bello è stato quello dell’on. Olimpia Tarzia, presidente della Commissione Politiche familiari e Pari opportunità della Regione Lazio, che sta conducendo una coraggiosa battaglia per la riforma dei consultori familiari. Un lotta doverosa per la vita, per la famiglia e per la dignità dell’uomo.

Nel ricordare questa laica cattolica l’on Tarzia, accompagnata dal marito Antonio Ventura presidente del Movimento per la vita di Roma, ha evidenziato come Gabriella Valli abbia incarnato nella sua vita l’ideale stesso del muovo femminismo, espresso così bene nella lettera enciclica “Evangelium vitae” di Giovanni Paolo II. Un femminismo costruttivo, che vuole attribuire centralità all’azione della donna nella società, a tutti i livelli e nei diversi settori, per la costruzione del mondo. Gabriella era una laica, impegnata con l’iniziale maiuscola e ha lasciato una traccia della sua passione in tutti i suoi amici che ieri erano presenti numerosi.

di Pier Vincenzo Rosiello

ARTE E DISABILITA' La Sant’Egidio inaugura a Trastevere la mostra “Noi l’Italia”

Il movimento “Gli Amici” della Comunità di Sant’Egidio ha inaugurato ieri, giovedì, nel Museo di Roma in Trastevere (piazza S. Egidio 1b), ripetendo ormai un’esperienza che è diventata un appuntamento, un’esposizione di opere di artisti disabili, intitolata quest’anno “Noi l’Italia”. La mostra affronta con passione e profondità ma non senza una punta d’ironia grandi avvenimenti e piccole vicende della storia e del presente del nostro Paese: l’unità nazionale, le due grandi guerre, gli anni del boom economico, gli emigranti italiani e gli immigrati in Italia, la bellezza dei monumenti e del paesaggio, gli anni di crisi e le risorse del Belpaese.

Alla manifestazione sono intervenuti: Eugenia Roccella, sottosegretario al Ministero della salute, Francesco Giro, sottosegretario al Ministero dei Beni culturali, Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, Simonetta Lux, docente dell’Università di Roma “La Sapienza”, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio e Diego Proietti del Movimento Gli Amici,

Tra le opere presentate “La breccia di Porta Pia” di Paola Verre, “La grande guerra” di Arturo Maggio e “25 aprile ‘45” di Annamaria Colapietro ripercorrono la storia unitaria ricordandone alcuni momenti fondativi, mentre altri come il “Ritratto a mezza figura di Goffredo Mameli di Giovanni Fenu ne ritraggono alcuni personaggi.

Alla visione degli avvenimenti del passato si alterna quella del futuro dell’Italia. È il caso di dipinti come “Vorrei l’Italia più mista, colorata, amica” di Micaela Vinci, in cui emerge la consapevolezza che la ricchezza storica e artistica dell’Italia unita è al tempo stesso un patrimonio e una responsabilità. Questa considerazione ci induce, come suggeriscono gli stessi artisti della mostra a “Non rompere la rete”, a non perdere cioè nulla di ciò che c’è di buono nel nostro Paese, ma soprattutto a non “Non dividere l’unità d’Italia” come chiede Samantha Famiani.

Quest’esposizione è il frutto del lavoro della Comunità di Sant’Egidio, che da decenni è impegnata a fianco di persone con disabilità mentale, “Gli Amici”. Famosi, ormai in numerose città d’Italia e d’Europa, sono i loro laboratori d’arte, in cui i disabili comunicano e creano utilizzando tecniche e materiali diversi, giungendo alla realizzazione di vere e proprie opere d’arte.

La mostra, che si concluderà il 31 di ottobre, ha ricevuto il sostegno dell’Assessorato alle Politiche culturali del Comune di Roma e della società Zetema, il patrocinio del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea ed è stata realizzata grazie al sostegno di Birra Peroni.

I dipinti, le istallazioni e i video della mostra sono stati realizzati anche per sostenere il progetto DREAM, con cui la Comunità di Sant’Egidio lotta per debellare l’AIDS e la malnutrizione in Africa.

di Pier Vincenzo Rosiello