sabato 16 marzo 2013

Il Papa ai giornalisti: "Comunicate la verità, la bontà e la bellezza"

VATICANO, Aula Paolo VI ore 11 - Udienza di Papa Francesco con i giornalisti. 
Il Santo Padre ha colpito tutti per la sua semplicità. Si è rivolto ai giornalisti ringraziandoli per l'intenso lavoro svolto in questi giorni dalla rinuncia di Benedetto XVI all'elezione del nuovo Vescovo di Roma. Ha espresso poi apprezzamento per l'importante e delicato compito che quotidianamente i giornalisti svolgono nel campo dell'informazione, in quanto offrono gli elementi per una lettura critica della realtà. In particolare nel riportare gli eventi che riguardano la vita ecclesiale, ha spiegato il Pontefice, bisogna considerare non le leggi della politica umana ma l'azione misteriosa di Cristo, il quale è il centro di tutto. Papa Francesco ha, quindi, richiamato tutti i presenti a dedicare particolare attenzione, nella loro attività professionale, alla verità, alla bontà e alla bellezza, così come deve fare la Chiesa che esiste per comunicare proprio questo. "Tutti siamo chiamati - ha concluso il Vescovo di Roma - non a comunicare noi stessi ma la triade esistenziale della verità, della bontà e della bellezza". Nel congedarsi dai giornalisti, infine, ha spiegato la ragione della scelta del nome Francesco - che richiama il nome del poverello d'Assisi - cioè quella di non dimenticarsi dei poveri, di essere operatore di pace, di adoperarsi per ristabilire l'armonia con il Creato e per far riscoprire alla Chiesa il valore della povertà, annunciato da Gesù nel Vangelo.
Il momento della benedizione è stato, anche questo, un modo diverso di presentare la figura del Pontefice; per rispetto verso i giornalisti non credenti Papa Francesco non ha impartito la benedizione con le mani, ma ha voluto con il suo cuore raggiungere quello di tutti i presenti, ricordando loro di non dimenticarsi della propria dignità di figli di Dio.

Pier Vincenzo Rosiello

martedì 5 febbraio 2013

Il matrimonio: un patto per la vita

Il matrimonio, secondo una recente determinazione dell’Assemblea nazionale francese, è "un accordo tra due persone di sesso diverso o del medesimo sesso". Di fronte a siffatta affermazione è d’uopo quantomeno evidenziare come dall’etimologia della parola emerga un significato che per nulla può adattarsi a una simile definizione. La parola mariage infatti, secondo Benoît De Boysson (dottore in diritto e ricercatore presso il centro di diritto della famiglia a Lione) deriva da maritare, da ricollegarsi secondo l’etimologia tradizionale a mas/maris (parola latina che indica il maschio) ma anche a matrimonium che designa in latino il matrimonio e deriva da mater, la madre (http://unionrepublicaine.fr/mariage-pour-tous-on-ne-peut-resoudre-les-maux-de-notre-societe-en-annihilant-le-sens-et-le-poids-des-mots/). È evidente che, sulla base di quest’ultima etimologia, anche la parola francese mariage, così come quella italiana matrimonio, reca in sé il senso della procreazione attraverso la donna che, natura vuole, sia resa madre da un uomo, il che esclude l’unione omosessuale. A partire da questa semplice considerazione appare evidente come nella recente determinazione dell’Assemblea Nazionale Francese vi sia un’insanabile e inaccettabile contraddizione in termini. Tra l’altro va da sé che la natura, da sempre, ha indicato all’essere umano la strada della sua piena maturità psico-fisica nella ricerca dell’altro sesso, con il quale può generare la vita e garantire la continuità della specie. L’incontro omosessuale, al contrario, può giustificarsi solo come una scelta culturale oppure come un’inclinazione genetica, che porta una minoranza di esseri umani a un’unione sterile, incapace di generare la vita. Perciò, fermo restando il diritto degli omosessuali di essere tutelati e accolti nel tessuto sociale, come sancito anche in sede europea, resta il fatto che non si possono forzare le leggi naturali impresse nel DNA dell’essere umano, con una legislazione che per non discriminare, diventa ingiusta non riconoscendo la naturale vocazione dell’uomo a unirsi a una donna, e viceversa, per generare figli e formare una famiglia. Sostenere che il matrimonio è la stessa cosa dell’unione omosessuale è falsarne il significato e adulterare la dimensione teleologica della natura umana. Al riguardo concordo pienamente con quanto l'Arcivescovo Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha detto nel suo intervento, lunedì 4 febbraio u.s., alla conferenza stampa sul tema Da Milano a Philadelphia: le prospettive del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Presentazione degli Atti di Milano 2012:  “Nelle diverse epoche storiche ci sono state trasformazioni talora anche profonde nell’istituto familiare, mai però è venuto meno il suo 'genoma', la sua dimensione profonda, ossia essere una istituzione formata da uomo-donna e figli. Per questo è urgente una attenta riflessione culturale e una più vigorosa difesa della famiglia perché sia posta – e con fretta – al centro della politica, della economia, della cultura, sia nei diversi paesi che nelle altre istanze internazionali e con il coinvolgimento anche dei credenti di altre tradizioni religiose e di uomini di buona volontà. È una frontiera che riguarda le fondamenta stesse della società umana. Di qui l’interesse straordinario della Chiesa soprattutto in questo momento storico".
Pier Vincenzo Rosiello

giovedì 15 novembre 2012

Cosimo Scarpello, (IM) Passeport. Gli strafalcioni della politica o la politica degli strafalcioni?, SECOP Edizioni, Corato (BA), 2012

La crisi del linguaggio è una spia di una crisi più profonda che investe tutti i settori della società, in primis la politica. Con l’avvento della cosiddetta seconda repubblica si è progressivamente assistito a un imbarbarimento del linguaggio politico, vuoi per rompere con il politichese dei professionisti della politica del passato vuoi per incapacità personale e mancanza di cultura. Sta di fatto che il gergo politico, perdendo l’elegante patina retorica di un tempo, è scaduto in motti aggressivi pieni di violenza o di dati statistici. I numeri si sono sostituiti progressivamente alle parole, che, ormai, vuote di contenuti veicolano quasi esclusivamente attacchi personali, a volte anche non legati direttamente al contesto politico. L’avv. Cosimo Scarpello, autore del libro (IM) Passeport. Gli Strafalcioni della Politica o la politica degli strafalcioni ? – già vicesindaco e assessore con delega alla cultura e al contenzioso, attualmente consigliere comunale – fa sua questa critica e, con una disamina intrisa di tanta ironia, e autoironia, evidenzia gli strafalcioni che, in un quinquennio di cosigliatura, hanno portato fino al ridicolo, al di là delle pur nobili intenzioni, i discorsi dei colleghi politici del suo Comune, San Pancrazio Salentino. Dalle frasi celebri (divenute oggetto di vere e proprie barzellette) alle accezioni dei termini (parole usate con un significato scorretto e improprio), dalle similitudini e costruzioni verbali contorte e bizzarre ai vicoli ciechi (frasi lunghe e macchinose senza via d’uscita), dagli interventi fuori tema e privi di filo logico, a brevi espressioni di dubbia correttezza verbale e ai latinismi ultramaccheronici. Scrive l’autore nella premessa: “Le frasi, i passi o gli interventi sono riportati tutti in originale, incluse le ripetizioni inutile d’intere parole o parti di esse”. Proprio questo ritengo sia il pregio del libro, quello di aver riportato fedelmente le espressioni scritte nei verbali dei consigli comunali, senza distorcere mai in alcun modo le parole o le frasi pronunciate dai consiglieri nel corso dei loro interventi. Scrive lo stesso autore lo scopo ultimo del libro è quello di “attenuare il grado di drammaticità di un contesto politico, di alleggerirne il peso in un clima troppo spesso arroventato, e di minimizzarne e ridimensionarne i contrasti che di frequente degenerano in rivalità e odi di natura personale: un desiderio che, dato il particolare momento storico, diventa un’irrinunciabile esigenza”.  La crisi può essere superata con una sana autoironia che ci aiuti a comprendere i paradossi e i limiti della realtà in cui viviamo. Il libro del consigliere Scarpello, come in una sorta di catarsi, cerca nell’umorismo una via d’uscita all’appiattimento dell’attuale livello della politica e apre una finestra verso nuove prospettive future.
Pier Vincenzo Rosiello

venerdì 9 novembre 2012

Un secolo di storia della Universal Pictures



La foto del famoso film E T

La mostra fotografica alla galleria Alberto Sordi fino al 17 novembre

Un secolo di storia di attività cinematografica raccontata attraverso venti immagini, tratte da alcuni dei suoi film più rappresentativi tra il 1912 e il 2012.  Universal Pictures Italia divisione Home Entertainment e Studio Universal (Mediaset Premium sul DTT) –  il canale televisivo del Gruppo dedicato al grande cinema classico Americano – ripercorre così i suoi successi da “Il Gobbo di Notre Dame” del 1923 e il Fantasma dell'Opera del 1925 a “Biancaneve e il Cacciatore” uscito quest’anno. La rassegna fotografica, dal titolo “Venti grandi immagini raccontano 100 anni di storia del Cinema”, rimarrà esposta nella Galleria Alberto Sordi, proprio nel cuore dell’Urbe, fino al 17 novembre, nell’ambito delle “Risonanze” del Festival Internazionale del Film di Roma. La Mostra Fotografica è stata inaugurata da David Moscato – amministratore delegato di Universal HE – con la partecipazione di Adriano Pintaldi, profondo conoscitore della storia del Cinema in generale e, in particolare di quella di Universal. La rassegna racconta la storia della Universal attraverso 20 foto tratte da alcuni dei suoi film più rappresentativi, corredate da informazioni e curiosità sui personaggi e le storie che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo, come Il Gobbo di Notre Dame, il più celebre film muto dell’epoca, e Biancaneve e il Cacciatore, il film fantasy più acclamato di quest’anno.  Universal ha scelto le produzioni che hanno lasciato un segno grande nella storia del Cinema, e nelle emozioni di intere generazioni, attraverso momenti di grande suspence con Gli Uccelli del grande maestro del brivido Alfred Hitchcock, o attraverso figure indimenticabili, rimaste per sempre icone dell’immaginario collettivo con  Lo Squalo ed E.T. di Steven Spielberg, con Scarface, I Blues Brothers o Il Gladiatore.Un modo per ricordare che il Cinema è un patrimonio culturale oltre che artistico, e soprattutto Universale, un tesoro da condividere e da conservare con le generazioni future, perché la storia cinematografica rappresenta un formidabile strumento di conoscenza del costume e della società.                                               
Pier Vincenzo Rosiello

lunedì 15 ottobre 2012

I cento anni delle figlie di san Camillo nell'Urbe

"La fantasia della carità: il malato al centro dell’esperienza camilliana”. E’ questo il tema del simposio che si terrà presso l’Auditorium dell’Ospedale “Madre Giuseppina Vannini” di Roma domani, 16 ottobre. Si tratta del secondo appuntamento del nutrito calendario messo a punto dalla congregazione religiosa Figlie di San Camillo in occasione del loro centenario di presenza nella Capitale.
Interverrà mons. Francesco Gioia, arcivescovo emerito di Camerino-San Severino Marche e Claudio Santini, Primario dell’Uoc di Medicina al Vannini. Diverse le testimonianze di infermieri e di religiose camilliane che prestano servizio in terra di missione e che hanno prestato servizio al Vannini. La giornata si aprirà con l’inuagurazione dei nuovi locali del Pronto Soccorso e del Reparto di Medicina Uomini del nosocomio romano. Seguirà la tavola rotonda, alla quale prenderanno parte anche le autorità cittadine e nel pomeriggio la cappella dell’Ospedale ospiterà la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Card. Angelo Comastri, arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano.

lunedì 17 settembre 2012

La pace si costruisce con l'accoglienza reciproca

Siamo Tutti Migranti La convivenza possibile di Vittorio De Luca, Edizioni Paoline Collana Persona e società, n. 39,  pagine 192, euro 14, 00 - ISBN 88-315-4166-4
La migrazione è un fenomeno sociale che accomuna tutti i popoli, un fenomeno necessario, che al di là di ogni pregiudizio sociale, rappresenta la via attraverso la quale si muove la storia e il progresso della civiltà umana.  Si tratta di un fenomeno antico e nuovo. Com’è noto, nel Novecento moltissimi italiani emigrarono in tutti i continenti. A partire dagli Anni Settanta iniziarono a giungere nel nostro Paese immigrati in cerca di lavoro o in fuga da povertà e guerre. Cinque milioni sono ormai gli stranieri che vivono e lavorano tra noi e per noi, chiedendoci diritti e solidarietà. Una serena convivenza è possibile anche se il cammino che la società occidentale deve percorrere è complesso e difficile. Nella storia recente sono crollati i confini che separavano popoli e gruppi etnici. In Italia, accanto a buoni esempi di accoglienza, restano episodi di intolleranza e di xenofobia. Il giornalista Vittorio De Luca nel suo ultimo libro, a cui io stesso ho collaborato, dopo aver fornito dati e statistiche aggiornati sul fenomeno, si sofferma a considerare quali siano le cause del razzismo e come i giovani si relazionino con il fenomeno immigratorio, riportando alcune storie particolarmente significative. L’ultima parte del volume è dedicata alla pace possibile, che affonda le sue radici nell’apertura all’altro. Per illuminare questa tematica, l’autore De Luca si rivolge, attraverso le loro storie e le loro parole, ai più grandi pacifisti dei tempi moderni: Gandhi, Martin Luther King, papa Giovanni XXII, Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela, Giorgio La Pira. Testimoni di pace sempre fiduciosi nella possibilità di una serena convivenza tra popoli di versi. Tanti sono i volti che incontriamo quotidianamente, spesso stranieri, una condizione di vita che ci ricorda il nostro passato e ci ammonisce per il nostro futuro: l’unica strada possibile è l’accoglienza.

di Pier Vincenzo Rosiello

giovedì 31 maggio 2012

Benedetto Tuzia nuovo vescovo di Orvieto - Todi


Il Santo Padre ha nominato monsignor Benedetto Tuzia, da 6 anni ausiliare della diocesi di Roma per il settore ovest, alla guida della diocesi di Orvieto - Todi. La notizia è stata resa pubblica dal cardinale vicario Agostino Vallini questa mattina alle 12 nel Palazzo del Vicariato. Il 30 giugno l’ingresso in diocesi
Nato a Subiaco il 22 dicembre 1944, monsignor Tuzia è stato ordinato sacerdote del clero diocesano dell’abbazia sublacense il 29 giugno 1969. Compiuti poi gli studi presso la Pontificia Università Lateranense, nel 1971 si è trasferito nella Capitale e dal 1° settembre 1980 è entrato a far parte del clero della diocesi di Roma. «Questa Chiesa - ha sottolineato il vescovo - da 43 anni mi ha accolto con amore. E mi ha insegnato a essere prima prete e poi vescovo. Ora che me ne vado, la romanità rimane in me, innestandosi in un’altra esperienza». Vicario parrocchiale prima a Santa Chiara poi a Nostra Signora di Guadalupe, dal 1987 al 2003 il nuovo vescovo di Orvieto è stato parroco a Santa Silvia; quindi, dal 2003 al 2006, ha guidato la parrocchia di San Roberto Bellarmino. Il 28 gennaio 2006 è diventato vescovo titolare di Nepi e ausiliare di Roma per il settore ovest, ricevendo la consacrazione episcopale il 12 marzo.
«A don Benedetto - ha affermato il cardinale Vallini - va il nostro augurio, che è quello di tutta la città di Roma dove ha profuso il suo impegno prima come parroco e poi come ausiliare. Gli assicuriamo il nostro ricordo grato nella preghiera e il nostro affetto». «Accolgo con gioia ed entusiasmo l’invito del Papa - ha dichiarato monsignor Tuzia davanti al personale del Vicariato -. Prego perché questo mio nuovo compito diventi un atto di amore anzitutto a Dio, pastore di tutto il gregge».
Ricordando quindi il suo legame con la Chiesa di Roma, monsignor Tuzia ha rinnovato la sua «profonda gratitudine» per il cardinale Vallini, «con cui ho condiviso la responsabilità dell’episcopato, conoscendone la sensibilità pastorale»; ha sottolineato il legame di fraternità con tutti i membri del consiglio episcopale. E ha ripercorso il suo cammino di sacerdote e le figure di riferimento che lo hanno accompagnato. Su tutte, il cardinale Camillo Ruini e «la sua saggia e illuminata conduzione della Chiesa di Roma e di quella italiana, il suo sguardo dall’alto sulla realtà, la sua paternità». Oggi, ha concluso, «sono chiamato a servire questa Chiesa che non conosco ma che già amo. Vivo il mio sì con grande libertà interiore: so che la chiamata appartiene a Dio, e che sarà lui a guidarmi e sostenermi».

mercoledì 16 maggio 2012

Nella faggeta di Pescasseroli


Incedi indistinto nella faggeta
col passo misurando i tuoi pensieri, 
simile a un colto e savio esegeta
de’ tempi dei cavalli e dei manieri.

Lungo sentieri impervi e silenziosi
lieto miri la beltà della natura,
quasi cercando tesori preziosi
al di là delle domestiche mura.

Lungi dalle cure del grande foro,
lontano dai negozi e dagli affari,
preso dal canto di uccelli in coro

che volitando nell’etere d’oro,
allegri come tra vecchi compari,
portan via i tuoi affanni insieme a loro.


 di Pier Vincenzo Rosiello

venerdì 27 aprile 2012

Otto nuovi sacerdoti per la diocesi di Roma

Domenica 29 aprile, Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, alle 9 nella basilica vaticana il Santo Padre presiede la Messa durante la quale conferirà l’ordinazione sacerdotale a 9 diaconi provenienti dai seminari diocesani. Otto diventeranno sacerdoti per la diocesi di Roma. Insieme a loro sarà ordinato per la diocesi di Bui Chu anche il vietnamita GIUSEPPE VU VAN HIEU, formatosi anche lui nella Capitale, all’Almo Collegio Capranica. Dalla Capranica arriva anche don PIERO GALLO, 42 anni, alle spalle una carriera da magistrato e quindi, per 8 anni, da avvocato dello Stato. «L’esperienza che ha cambiato la mia vita? L’ascolto delle catechesi sui dieci comandamenti», riferisce. Tre i nuovi presbiteri provenienti dal Pontificio Seminario Romano Maggiore: don GIUSEPPE CIPPITELLI, don CLAUDIO FABBRI e don ALFREDO TEDESCO. Quest’ultimo, formatosi nell’Azione cattolica della parrocchia di Santa Maria della Mercede, fidanzato, laureato in chimica, racconta di aver avvertito presto che «la realtà che vivevo mi stava stretta». A 22 anni entra al Maggiore per l’anno propedeutico. Domenica a San Pietro alla celebrazione per la sua ordinazione parteciperà anche la sua ex fidanzata con il futuro marito. Al Collegio diocesano Redemptoris Mater si sono formati infine gli ultimi 4 ordinandi: il trentenne ivoriano JEAN FLORENT AGBO; il colombiano JORGE ALEXANDER SUAREZ BARBARAN, 31 anni; DANIELE NATALIZI, ventisettenne originario di Vicenza, e il romano MARCO SANTARELLI, che compirà 30 anni a novembre. Pilota di aereo privato con il sogno di portare, un giorno, un Boeing 747, don Marco parla della Giornata mondiale della gioventù di Toronto, nel 2002, come occasione nella quale la chiamata da parte del Signore lo ha raggiunto in modo significativo «attraverso le parole di Giovanni Paolo II che invitava i giovani a seguire Gesù Cristo senza paura». Due anni dopo entrava in seminario, accompagnato dalla sua comunità neocatecumenale

domenica 15 aprile 2012

Nella famiglia un modello sostenibile di economia

È in atto un periodo di profondo cambiamento, in cui il modello economico, basato sul consumismo, è entrato profondamente in crisi: il capitale non è più in grado di produrre ricchezza anzi, disorientato dalla malattia del consumo, incomincia a distruggerla provocando gravi disagi sociali. In questo quadro le banche cercano di porre degli argini alla speculazione finanziaria, obbligando i governi a politiche di rigore e austerità economica, ma senza interventi mirati capaci di incidere sul modello socio-culturale, tali politiche rimarranno sterili e non produrranno gli effetti sperati anzi potrebbero accrescerli con conseguenze imprevedibili.
Occorre ripartire dalla famiglia che è la cellula primaria della società. Cosa è successo? Da un modello di famiglia patriarcale delle società agricole, in cui genitori e figli rimanevano in relazione condividendo lavoro, beni e servizi, si è passati a famiglie in cui questo legame è stato drammaticamente reciso con l’affermarsi di società industriali, la cosiddetta famiglia nucleare. Il modello tradizionale di famiglia si è poi gradualmente affievolito, fino a giungere, sotto i colpi di divorzi e separazioni, a composizione assai variegate. A quello che era l’istituto religioso e giuridico per costituire la famiglia, cioè il matrimonio, si sta sostituendo gradualmente la convivenza anche tra appartenenti allo stesso sesso, pur costituendo di fatto una coppia. Purtroppo la famiglia, se anche conserva le stesse tutele, è intrinsecamente più debole e meno sicura. Sempre più giovani rinunciano a sposarsi perché senza lavoro o non in grado di progettare un futuro sicuro con un'altra persona a lungo termine, né tanto meno avere figli.
Qual è il rimedio? Forse avere strette relazioni con le famiglie di origine non è del tutto negativo come i maniaci dell’emancipazione ci fanno credere, ma può costituire un punto di riferimento in una società che si sta sfaldando e in cui predomina l’egoismo e il relativismo. Questa vicinanza potrebbe essere l’inizio di un nuovo modello di famiglia e di società, in grado di innescare quelle forze positive e virtuose che possono farci superare questa crisi economica, sociale ma anche culturale. L’esperienza della solidarietà e del sostegno reciproco tra genitori figli, suoceri e generi, fratelli può contribuire a far nascere quel senso di fiducia verso l’altro che ormai esiste sempre meno e stimolare progetti, anche imprenditoriali, per la crescita e il progresso della società civile. Superare le diffidenze e interagire in comunità solidali è un segno già presente in molti mondi del volontariato e delle associazioni onlus, che alla legge del profitto antepongono quella della tutela e del rispetto della dignità umana. Per superare la crisi occorre riappropriarsi degli antichi valori della nostra storia culturale per riproporli con nuove energie in forme adeguate ai tempi.
Occorre che le forze migliori del Paese si coalizzino per spazzare le bugie di alcune ideologie del passato e del presente, alla luce del buon senso comune, dell’equità e della ragionevolezza umana. Senza fare paternalismi o lanciare strali moralistici, tutti dovrebbero impegnarsi per orientare gli uomini e le donne verso questo modello sociale allo scopo di traghettare l’Italia e l’Europa oltre la crisi che prima si essere economica, è una crisi culturale, etica e sociale. Chi combatte contro la famiglia attacca l’intero genere umano, perché ne mina i basilari principi di convivenza. Come si può chiedere la pacificazione dei popoli se poi si è divisi all’interno delle proprie famiglie a causa di rancori, odi, invidie e gelosie? Bisogna restituire all’uomo la fiducia nella bontà dell’altro uomo, questo è il precetto più efficace contro la crisi. Per far questo, però, bisogna diffondere modelli sani di convivenza sociale e creare regole, condivise da tutti, per suscitare forze di integrazione e per rompere l’alienazione sociale suscitato dal divario di ricchezza.
Riportare l’umanità a una giusta visione del mondo e di se stessa è un compito imprescindibile di qualsiasi politica che intenda adoperarsi per il bene comune. Recuperare la giusta percezione dei reali bisogni dell’uomo, abbattendo il mito della panacea del denaro, che da solo non potrebbe soddisfare alcun bisogno umano se non fossero le società ad attribuirgli tale valore.
La ricerca sfrenata di ricchezza non è un bisogno essenziale dell’uomo, ma il sistema economico basato sul consumismo instilla nell’animo umano questo bisogno innaturale. L’uomo vale quanto possiede, il suo valore si misura con la moneta. Questo è il vero e più grande male dell’uomo odierno e di questa società, che arriva a disprezzare anche la vita a causa del valore che la società attribuisce al denaro. L’uomo non è nato solo per consumare, per fare shopping e acquisti, né tanto meno per produrre beni da vendere, se fosse così il suo sarebbe un ben miserabile destino. L’uomo non è nato per prevaricare l’altro allo scopo di conquistare maggiori guadagni con le guerre e gli imbrogli. Se è ammissibile una sana competizione per il progresso dell’umanità e per il miglioramento delle condizioni di vita della società civile, non è però neanche questo lo scopo finale dell’uomo.
I filosofi da sempre si interrogano, ma senza dare una risposta assoluta, sul perché della vita dell’uomo. Questo non si significa però che non ci sia una risposta. Anzi forse ne esistono diverse a seconda dei tempi e delle condizioni che scandiscono la storia dell’umanità. Le religioni danno, da sempre, la loro risposta che attraverso i secoli continua a conservare l’originaria nota positiva. Una fede è sicuramente una forza capace di tirare fuori dall’uomo le sue energie migliori, perché lo porta ad assumere un atteggiamento positivo di fiducia verso l’altro, che lo porta oltre i suoi limiti, le sue paure e le sue debolezze. Questo è un altro elemento da considerare; sicuramente una società credente è più forte e positiva di una atea o peggio relativista. Chi voglia cercare, dunque, l’origine della crisi della società che si ripercuote anche sulla sua economia deve farlo nell’incapacità dell’uomo di oggi di una ben che minima fiducia in qualcuno o in qualcosa, convinto che tutto sia lecito, se anche produca un piacere momentaneo a cui segue un lungo dolore. Le nuove generazioni non vedono il proprio futuro, a causa dell’insipienza delle vecchie.
Le medicine non servono, perché non è il corpo a essere malato ma il cuore e la mente. Occorrono esempi concreti positivi da diffondere in tutti i modi e attraverso tutte le forme di comunicazione; sono gli esempi che educano e instillano nell’animo umano un sano desiderio di emulazione che genera la sua realizzazione e quella degli altri. Molti giovani non riescono a trovare il proprio posto nella società. Ma di chi è la colpa? Non certamente loro. Alcuni meno giovani questo posto lo stanno perdendo. Ma di chi è la colpa? Non certamente loro. La mondializzazione è per molti un incubo e un malanno. Ma di chi è la colpa? Non certamente loro. L’Unione Europea rappresenta per tanti una gabbia e una delusione. Ma di chi è la colpa? Non certamente loro. Insomma. Chi ha responsabilità di Governo deve confrontarsi con questi interrogativi a cui dovrà dare una risposta che non segua solamente i principi della finanza e del diritto, ma si apra a una visione integrale dell’uomo e della sua storia. La famiglia è una risposta? Forse no. Ma sicuramente è un punto di partenza, è la strada giusta da imboccare per trovare le risposte giuste per superare la crisi di questo secolo.
di Pier Vincenzo Rosiello

martedì 3 aprile 2012

ZIO LIBORIO

Estroso e sempre vestito a festa,
dall’agile passo senatoriale
con aria talora un po’ marziale
e la sua marcia discreta e lesta.

Bello e creativo principe del foro
d’ingegno arguto e alto di statura,
fine intenditor d’arte e di scrittura
e desideroso di fregiarsi d’alloro.

Amante di viaggi e pellegrinaggi
con molta devozione a Medjugorje
riceve alti pensieri dai messaggi

della Vergine Madre tutta bella,
portando lieto agli amici più cari
l’annuncio fiducioso della stella.

di Pier Vincenzo Rosiello

MESSER PAOLO

Umbro e fiero delle sue tradizioni
sempre distinto e di buone intenzioni.
Ottimo stratega e principe del foro
il suo eloquio è più pregiato dell’oro.

Mossa dopo mossa arriva allo scacco
assai orgoglioso di ogni suo attacco.
Eletto da Euterpe il cielo mira
muovendo alto le corde della lira.

Nobile di sentimenti e ispirazioni
sul lavoro non conosce padroni.
Leale con gli amici e generoso

goliardicamente è sempre gioioso.
Gode di stima e di apprezzamento
Per essere rispettoso e di talento.

di Pier Vincenzo Rosiello

mercoledì 28 marzo 2012

ODISSEO

Nobil signore di mente acuto e largo
di cuore, sempre ardito nel pensare
su impervi sentieri ami camminare
e navigare oltre le colonne al largo.

Padrone del cielo aneli volare,
amene piagge da lungi esplorare,
ignoti spazi conoscere e amare,
la mela dell’Eden assaporare.

Stratega occulto della seduzione,
cultore di raffinata eleganza
e di bellezza fine adoratore.

Delle opere d’ingegno estimatore,
audace avvocato di alta maestranza
ricolmo sempre di grande passione.

di Pier Vincenzo Rosiello

venerdì 24 febbraio 2012

Stream of consciousness: la personale dell'artista romana Federica di Carlo

L'Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma ospita fino al 28 febbraio Stream of consciousness, la personale della giovane artista romana Federica Di Carlo.
In mostra una selezione delle ultime opere dell’artista, nelle quali l’abilità formale e la padronanza del medium pittorico dialogano con lo spazio mediante suggestive istallazioni e trascinano lo spettatore attraverso la propria forza concettuale.
L’eleganza del disegno, la delicatezza della stesura cromatica, sono alcuni degli elementi distintivi dell’arte di Federica Di Carlo che pone al centro della sua ricerca la sperimentazione dei linguaggi e delle soluzioni espositive, a partire dalla pittura, e le affascinanti possibilità dell’identità collettiva, a partire da quella individuale.
Mutuando dalla letteratura il concetto di flusso di coscienza, l’esposizione, curata da Chiara Natali, prevede un vero e proprio percorso attraverso i lavori dell’artista che si snodano in un crescendo formalmente impeccabile e concettualmente evocativo. La forza comunicativa della ricerca artistica si manifesta nella delicatezza delle installazioni e dei dipinti, sempre di grande formato, per i quali viene usato principalmente l’acquarello accompagnato da materiali inediti e di derivazione industriale.
I lavori in mostra riescono a stabilire con l’osservatore un rapporto forte, intimo ed empatico, proponendo il flusso dei pensieri attraverso l’analisi dell’uomo e della sua mente e lasciando aperta ogni possibile interpretazione.

giovedì 23 febbraio 2012

Dalle lacrime di coccodrillo un’amara rivelazione: dobbiamo distruggere il posto fisso che immobilizza il mercato del lavoro

Il posto fisso non è un reato anche se, apparentemente, contrario alle logiche di mercato, specie in un'Europa in cui si vuole anteporre la produttività all’umanità, l’efficienza alla coscienza, l’apparenza all’essenza, il denaro alla libertà. La cultura aborrisce l’ignorante servilismo del meno abbiente verso il più abbiente, in quanto vuole l’uomo libero dai pregiudizi e soprattutto dalla morsa dello sfruttamento. Purtroppo, oggi, si pretende che venga rinnegato tutto quello in cui abbiamo finora creduto. Sarà più conveniente il posto variabile a quello fisso per far lievitare il debito delle famiglie, in un mondo selvaggio , dominato dalla legge del più forte? Se homo homini lupus est, non sarà più saggio mettere il più debole al riparo del più forte che vuole divorarlo? Sicuramente non è abbattendo i diritti, ma se mai estendendoli, che si rafforza il welfare state. Ma i nuovi faraoni non credono nell’equità sociale e vogliono che nessuno possa vivere al sicuro senza il loro permesso; ci sono le piramidi da costruire e tutti devono lavorare senza fiatare ma soprattutto a tempo. Come si può lasciare che l’arbitrio del capitalista possa condizionare la vita del lavoratore senza censure? Dobbiamo forse ritornare al ius primae noctis? Quando il signore feudale giaceva con le vergini prima che prendessero marito? Non stiamo forse esagerando? Il fatto che alcuni lavoratori abbiamo la tutela dal licenziamento, se non per giusta causa, non è una cosa immorale, anzi io penso al contrario che sia espressione di civiltà. Viceversa il fatto che i giovani siano sottopagati e senza tutele semmai dipende dalle precedenti riforme del lavoro, architettate a tutto vantaggio di chi ha il capitale e sempre meno per chi lavora. I fannulloni sono quelli che non conoscono cosa sia veramente la fatica del lavoro, in primis coloro che per mestiere fanno sofismi su cosa sia utile e cosa non sia utile per il bene del nostro Paese.
Pier Vincenzo Rosiello

martedì 14 febbraio 2012

My love Anna Lisa

Mon petit amour,
je t'adore toujours
comme le premier jour,

quand je suis tombé amoureux,
mon papillon,
lorsque je t'ai vu
danser avec l'aquilon.

Si je pense à toi,
mon amour,
je te sent dedans
comme une grande tour.

Je te sent dans mon cœur,
fatigant de passion,
mon idole,
ma douce copine,

Muse de mes meilleures rimes.
Mes baisers, les plus frais,
pour la femme la plus chaude
que je connait.

di Pier Vincenzo Rosiello

venerdì 10 febbraio 2012

Il Movimento per un Mondo Migliore celebra i suoi 60 anni con padre Federico Lombardi

Il Movimento per un Mondo Migliore celebra oggi i 60 anni dal “Proclama per un mondo migliore”, l’esortazione di Papa Pio XII, in data 10 febbraio 1952, con la quale il movimento ebbe inizio. Ancora attuali le parole allora pronunciate dal Sommo Pontefice: “È tutto un mondo da rifare fin dalle fondamenta, che bisogna trasformare da selvaggio in umano, da umano in divino, cioè secondo il cuore di Dio”. A ricordo di quel momento padre Federico Lombardi, direttore della Sala Vaticana e direttore generale della Radio Vaticana, celebrerà la Santa Messa nella sede internazionale del Movimento per un Mondo Migliore. Fu lo zio, padre Riccardo Lombardi, in sintonia profonda col Papa, l’ideatore e l’anima del Movimento, fu lui a guidare – attraverso predicazioni alla folla e “missioni” come quella Per una generale mobilitazione dei cattolici, e la cosiddetta Crociata della Bontà - un grande movimento di risveglio del cattolicesimo, prima in Italia e poi su scala mondiale. Attualmente il Movimento per un Mondo Migliore, attraverso l’opera del suo Gruppo Promotore, è presente in trenta Paesi del mondo. “L’attualità del messaggio di Pio XII contenuto nel Proclama”, secondo le parole del direttore italiano del Movimento, don Enzo Caruso, “si ripropongono in un nuovo contesto ma con la stessa efficacia di allora. E’ sempre il mondo che occorre rifare dalle fondamenta, da trasformare secondo il cuore di Dio, ma questa volta la radice di questa trasformazione non parte da una società devastata dalla guerra, quanto piuttosto da un modello di umanità svuotata di se stessa da una cultura anti umana. E’ un mondo che bisogna fare a partire dalle profondità ferite dell’uomo contemporaneo, disorientato e incerto, perfino spaventato davanti alla vita e al futuro”.

mercoledì 8 febbraio 2012