Il posto fisso non è un reato anche se, apparentemente, contrario alle logiche di mercato, specie in un'Europa in cui si vuole anteporre la produttività all’umanità, l’efficienza alla coscienza, l’apparenza all’essenza, il denaro alla libertà. La cultura aborrisce l’ignorante servilismo del meno abbiente verso il più abbiente, in quanto vuole l’uomo libero dai pregiudizi e soprattutto dalla morsa dello sfruttamento. Purtroppo, oggi, si pretende che venga rinnegato tutto quello in cui abbiamo finora creduto. Sarà più conveniente il posto variabile a quello fisso per far lievitare il debito delle famiglie, in un mondo selvaggio , dominato dalla legge del più forte? Se homo homini lupus est, non sarà più saggio mettere il più debole al riparo del più forte che vuole divorarlo? Sicuramente non è abbattendo i diritti, ma se mai estendendoli, che si rafforza il welfare state. Ma i nuovi faraoni non credono nell’equità sociale e vogliono che nessuno possa vivere al sicuro senza il loro permesso; ci sono le piramidi da costruire e tutti devono lavorare senza fiatare ma soprattutto a tempo. Come si può lasciare che l’arbitrio del capitalista possa condizionare la vita del lavoratore senza censure? Dobbiamo forse ritornare al ius primae noctis? Quando il signore feudale giaceva con le vergini prima che prendessero marito? Non stiamo forse esagerando? Il fatto che alcuni lavoratori abbiamo la tutela dal licenziamento, se non per giusta causa, non è una cosa immorale, anzi io penso al contrario che sia espressione di civiltà. Viceversa il fatto che i giovani siano sottopagati e senza tutele semmai dipende dalle precedenti riforme del lavoro, architettate a tutto vantaggio di chi ha il capitale e sempre meno per chi lavora. I fannulloni sono quelli che non conoscono cosa sia veramente la fatica del lavoro, in primis coloro che per mestiere fanno sofismi su cosa sia utile e cosa non sia utile per il bene del nostro Paese.
Pier Vincenzo Rosiello
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