La società italiana è dilaniata da quotidiani contrasti tra destra e sinistra; i due poli della politica nazionale, infatti, in luogo di collaborare sanciscono in nuce la loro divisione e lottano senza sosta tra di loro. Eppure destra e sinistra, lo sappiamo bene, in natura sono complementari, come le nostre due mani e i nostri due piedi. Immaginate se gli arti si ribellassero al corpo, cosicché quelli destri si muovessero in senso inverso a quelli sinistri, noi saremmo condannati a restare immobili, vittime di questa schizofrenica divisione interna. Fortunatamente la natura è ancora libera dalle false convinzioni e raggiunge da sé l’equilibrio; al contrario la società italiana è in stallo a causa dell’insanabile conflitto tra destra e sinistra, come qualche tempo fa tra il Papa e l’Imperatore e, comunque, sempre per la conquista del potere. Oggi la lotta non è più tra diverse ideologie, non c’è la teoria del sole e della luna o quella dei due soli, ma quella tra leader e antileader, tra maggioranza e opposizione, tra luce e ombra, tra bene e male, insomma come ho già detto una politica manichea che porta alla divisione tra le parti e all’indebolimento del tessuto sociale. A questo si aggiunge la perdita da parte del popolo della sua sovranità nazionale, a causa del meccanismo europeo che sovrasta con le sue direttive finanche la nostra stessa Costituzione. Purtroppo, però, alla sovranità nazionale non subentra quella europea, non essendoci ancora un popolo e una civiltà europei. Siamo italiani, siamo europei, ma non siamo noi i padroni del nostro destino. La classe politica spesso tradisce il suo mandato fiduciario di rappresentanza e non domina ma subisce il destino segnato dai dictat dei mercati finanziari. I popoli si impoveriscono e perdono quello spazio di sicurezza, di libertà e di giustizia che solo può garantire una pacifica e proficua convivenza comune dentro e fuori i confini nazionali ed europei. C’è una soluzione a tutto questo? La democrazia partecipativa. In una società in cui lo spazio digitale ha dilatato i confini e abbattuto i tempi, realizzando così il sogno del villaggio globale, la partecipazione diretta del popolo è possibile ed è misurabile in tempo reale. Sta a noi realizzare l’agorà del terzo millennio, solo così potremmo dare vita a una nuova stagione democratica; chiaramente ci vogliono adeguati rappresentanti ma i meccanismi elettorali attualmente non garantiscono la libertà di scelta dell’elettorato, imponendogli una rosa di eletti tra cui esercitare il proprio diritto di voto. Il popolo ormai destinato alla globalità non può soggiacere agli spazi angusti del passato ma deve proiettarsi nel futuro con nuove forme di politica, una politica globale che affronti i problemi di concerto con gli altri Paesi. Il diritto del lavoro, per esempio, va difeso ormai globalmente, anche le associazioni sindacali non possono prescindere da questa nuova realtà per esercitare la loro funzione di difesa dei lavoratori con la lotta e la contrattazione. Allo stesso modo l’immigrazione e la sicurezza. Non si può più agire nell’ambito ristretto dei propri confini nazionali, se si vuole esercitare un’azione efficace occorre spalancare le porte su questa nuova agorà che riserva grossissime opportunità per superare i problemi e per costruire il progresso dell’umanità.
Pier Vincenzo Rosiello


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