lunedì 18 gennaio 2010

A proposito di morale cristiana: lo scontro tra i direttori Feltri e Boffo

La nostra società, sempre meno civile, edonista, individualista e pettegola, in cui domina il relativismo etico e non solo, forse alla ricerca disperata di un’identità si barcamena tra il vero e il verosimile.


E’ questo il tempo dei cantastorie e dei fannulloni, degli ipocriti e degli imbroglioni, dei gaudiosi e dei beoni, dei ricchi e dei furbacchioni, delle prostitute e degli omosessuali, insomma dei baccanali.

La cultura è un’optional dei perditempo, la fede una moda superata, la ragione la causa principale della noia della vita, le regole esistono solo per gli altri e la scienza è l’origine di tutte le disgrazie.

La crisi economica dilaga, mentre quella morale ci ha letteralmente sommersi tant’è che non riusciamo più nemmeno a distinguere ciò che è bene da ciò che è male.

Vogliamo essere trasgressivi senza sapere più cosa trasgredire e pretendiamo di essere liberi senza sapere neppure più esprimere un giudizio.

Il mondo politico, non è estraneo a questo decadimento generale, e i media a volte, nel riportare i fatti acriticamente e staccati dal loro contesto originario, non fanno che peggiorare le cose, soffiando sulla cenere il vento della sfiducia e della disaffezione. Sembra incredibile ma addirittura rischia di precipitare in questo vortice anche il mondo cattolico, da sempre luogo di moderazione e di correttezza.

Sarebbe un errore uno scontro tra istituzioni civili (il Governo, in primis) e Vaticano. Sicuramente i vescovi devono poter esprimere la propria opinione indirizzando i cattolici ai valori del Vangelo di Cristo. D’altro canto lo Stato italiano, per ciò che concerne il governo politico del Paese, deve poter agire in piena autonomia.

Il rispetto è la condizione alla base di ogni convivenza civile, se manca è guerra.

Da qualche giorno è scoppiata la bufera tra Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Il Giornale, e Dino Boffo, direttore del quotidiano cattolico Avvenire.

Feltri, a quanto sembra, indignato per i giudizi scritti da Boffo sulle pagine di Avvenire riguardanti alcuni episodi, tirati in ballo dai giornali (La Repubblica in testa), della vita privata del premier Silvio Berlusconi, ha lanciato un attacco a Dino Boffo, arrivando addirittura a parlare recentemente di un decreto penale di condanna da parte del Tribunale di Rieti in cui si accenna a molestie a sfondo anche sessuale, per evidenziare che nessuno è senza peccato e che Boffo avrebbe fatto male ha scagliare la pietra contro Silvio.

Certo su questo bisogna pur evidenziare che la conoscenza del bene non sempre coincide con la virtù, come voleva invece Socrate per il quale la causa del male era l’ignoranza del bene. Altrimenti non esisterebbe il peccato. E neppure la necessità del perdono. Se così non fosse non ci sarebbe stato bisogno dell’Incarnazione del Verbo di Dio per redimerci. Scrive il Sommo Dante nel suo Purgatorio: “State contenti umane genti al Quia che se possuto aveste veder tutto mestier non era parturir Maria”.

I cristiani, e quindi la Chiesa, hanno il sacro santo dovere di condannare il peccato e indicare la via del bene, questo però non significa che i cristiani non pecchino. Purtroppo il peccato esiste perché la natura umana è ancora soggetta al male e alla sofferenza e alla morte. A tal proposito scrive san Paolo apostolo, che la natura geme continuamente per le doglie del suo parto. Perciò non si può ridurre al silenzio i cristiani, perché predicano bene e razzolano male. La Chiesa è in cammino verso il Bene, verso Cristo. V’è una tensione continua del cristiano a fare il bene, anche se molte volte ci si accorge di fare il male (come dice sempre san Paolo). La comunità cristiana esiste appunto per aiutarsi con amore vicendevole, ma anche per ammonirsi a fare il bene e a tenersi lontani dal male.

Anche il Papa, oggi, ha detto che Dio condanna il peccato ma ha a cuore i peccatori. Gesù, in fondo, è venuto per i peccatori, non per i sani ma per i malati.

Facciamo umilmente esperienza dell’amore misericordioso di Dio e saremo degni di costruire una nuova umanità o come diceva Giuseppe Lazzati: “La città dell’uomo”. Ognuno di noi ha ricevuto da Dio la vocazione a costruire il mondo e di questo l’Altissimo ci chiederà conto. Sappiamo farlo con giustizia, onestà e capacità. Senza avere paura di prendere le distanze da ciò che è sbagliato e senza nascondere i nostri errori e le nostre debolezze. Abbiamo tanti esempi di santi che hanno fatto esperienza del peccato (sant’Agostino, san Francesco d’Assisi, la Maddalena) ma poi si sono convertiti e Dio, attraverso di loro, ha fatto beni molto più grandi dei peccati da loro commessi.

Pier Vincenzo Rosiello

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