lunedì 15 ottobre 2012

I cento anni delle figlie di san Camillo nell'Urbe

"La fantasia della carità: il malato al centro dell’esperienza camilliana”. E’ questo il tema del simposio che si terrà presso l’Auditorium dell’Ospedale “Madre Giuseppina Vannini” di Roma domani, 16 ottobre. Si tratta del secondo appuntamento del nutrito calendario messo a punto dalla congregazione religiosa Figlie di San Camillo in occasione del loro centenario di presenza nella Capitale.
Interverrà mons. Francesco Gioia, arcivescovo emerito di Camerino-San Severino Marche e Claudio Santini, Primario dell’Uoc di Medicina al Vannini. Diverse le testimonianze di infermieri e di religiose camilliane che prestano servizio in terra di missione e che hanno prestato servizio al Vannini. La giornata si aprirà con l’inuagurazione dei nuovi locali del Pronto Soccorso e del Reparto di Medicina Uomini del nosocomio romano. Seguirà la tavola rotonda, alla quale prenderanno parte anche le autorità cittadine e nel pomeriggio la cappella dell’Ospedale ospiterà la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Card. Angelo Comastri, arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano.

lunedì 17 settembre 2012

La pace si costruisce con l'accoglienza reciproca

Siamo Tutti Migranti La convivenza possibile di Vittorio De Luca, Edizioni Paoline Collana Persona e società, n. 39,  pagine 192, euro 14, 00 - ISBN 88-315-4166-4
La migrazione è un fenomeno sociale che accomuna tutti i popoli, un fenomeno necessario, che al di là di ogni pregiudizio sociale, rappresenta la via attraverso la quale si muove la storia e il progresso della civiltà umana.  Si tratta di un fenomeno antico e nuovo. Com’è noto, nel Novecento moltissimi italiani emigrarono in tutti i continenti. A partire dagli Anni Settanta iniziarono a giungere nel nostro Paese immigrati in cerca di lavoro o in fuga da povertà e guerre. Cinque milioni sono ormai gli stranieri che vivono e lavorano tra noi e per noi, chiedendoci diritti e solidarietà. Una serena convivenza è possibile anche se il cammino che la società occidentale deve percorrere è complesso e difficile. Nella storia recente sono crollati i confini che separavano popoli e gruppi etnici. In Italia, accanto a buoni esempi di accoglienza, restano episodi di intolleranza e di xenofobia. Il giornalista Vittorio De Luca nel suo ultimo libro, a cui io stesso ho collaborato, dopo aver fornito dati e statistiche aggiornati sul fenomeno, si sofferma a considerare quali siano le cause del razzismo e come i giovani si relazionino con il fenomeno immigratorio, riportando alcune storie particolarmente significative. L’ultima parte del volume è dedicata alla pace possibile, che affonda le sue radici nell’apertura all’altro. Per illuminare questa tematica, l’autore De Luca si rivolge, attraverso le loro storie e le loro parole, ai più grandi pacifisti dei tempi moderni: Gandhi, Martin Luther King, papa Giovanni XXII, Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela, Giorgio La Pira. Testimoni di pace sempre fiduciosi nella possibilità di una serena convivenza tra popoli di versi. Tanti sono i volti che incontriamo quotidianamente, spesso stranieri, una condizione di vita che ci ricorda il nostro passato e ci ammonisce per il nostro futuro: l’unica strada possibile è l’accoglienza.

di Pier Vincenzo Rosiello

giovedì 31 maggio 2012

Benedetto Tuzia nuovo vescovo di Orvieto - Todi


Il Santo Padre ha nominato monsignor Benedetto Tuzia, da 6 anni ausiliare della diocesi di Roma per il settore ovest, alla guida della diocesi di Orvieto - Todi. La notizia è stata resa pubblica dal cardinale vicario Agostino Vallini questa mattina alle 12 nel Palazzo del Vicariato. Il 30 giugno l’ingresso in diocesi
Nato a Subiaco il 22 dicembre 1944, monsignor Tuzia è stato ordinato sacerdote del clero diocesano dell’abbazia sublacense il 29 giugno 1969. Compiuti poi gli studi presso la Pontificia Università Lateranense, nel 1971 si è trasferito nella Capitale e dal 1° settembre 1980 è entrato a far parte del clero della diocesi di Roma. «Questa Chiesa - ha sottolineato il vescovo - da 43 anni mi ha accolto con amore. E mi ha insegnato a essere prima prete e poi vescovo. Ora che me ne vado, la romanità rimane in me, innestandosi in un’altra esperienza». Vicario parrocchiale prima a Santa Chiara poi a Nostra Signora di Guadalupe, dal 1987 al 2003 il nuovo vescovo di Orvieto è stato parroco a Santa Silvia; quindi, dal 2003 al 2006, ha guidato la parrocchia di San Roberto Bellarmino. Il 28 gennaio 2006 è diventato vescovo titolare di Nepi e ausiliare di Roma per il settore ovest, ricevendo la consacrazione episcopale il 12 marzo.
«A don Benedetto - ha affermato il cardinale Vallini - va il nostro augurio, che è quello di tutta la città di Roma dove ha profuso il suo impegno prima come parroco e poi come ausiliare. Gli assicuriamo il nostro ricordo grato nella preghiera e il nostro affetto». «Accolgo con gioia ed entusiasmo l’invito del Papa - ha dichiarato monsignor Tuzia davanti al personale del Vicariato -. Prego perché questo mio nuovo compito diventi un atto di amore anzitutto a Dio, pastore di tutto il gregge».
Ricordando quindi il suo legame con la Chiesa di Roma, monsignor Tuzia ha rinnovato la sua «profonda gratitudine» per il cardinale Vallini, «con cui ho condiviso la responsabilità dell’episcopato, conoscendone la sensibilità pastorale»; ha sottolineato il legame di fraternità con tutti i membri del consiglio episcopale. E ha ripercorso il suo cammino di sacerdote e le figure di riferimento che lo hanno accompagnato. Su tutte, il cardinale Camillo Ruini e «la sua saggia e illuminata conduzione della Chiesa di Roma e di quella italiana, il suo sguardo dall’alto sulla realtà, la sua paternità». Oggi, ha concluso, «sono chiamato a servire questa Chiesa che non conosco ma che già amo. Vivo il mio sì con grande libertà interiore: so che la chiamata appartiene a Dio, e che sarà lui a guidarmi e sostenermi».

mercoledì 16 maggio 2012

Nella faggeta di Pescasseroli


Incedi indistinto nella faggeta
col passo misurando i tuoi pensieri, 
simile a un colto e savio esegeta
de’ tempi dei cavalli e dei manieri.

Lungo sentieri impervi e silenziosi
lieto miri la beltà della natura,
quasi cercando tesori preziosi
al di là delle domestiche mura.

Lungi dalle cure del grande foro,
lontano dai negozi e dagli affari,
preso dal canto di uccelli in coro

che volitando nell’etere d’oro,
allegri come tra vecchi compari,
portan via i tuoi affanni insieme a loro.


 di Pier Vincenzo Rosiello

venerdì 27 aprile 2012

Otto nuovi sacerdoti per la diocesi di Roma

Domenica 29 aprile, Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, alle 9 nella basilica vaticana il Santo Padre presiede la Messa durante la quale conferirà l’ordinazione sacerdotale a 9 diaconi provenienti dai seminari diocesani. Otto diventeranno sacerdoti per la diocesi di Roma. Insieme a loro sarà ordinato per la diocesi di Bui Chu anche il vietnamita GIUSEPPE VU VAN HIEU, formatosi anche lui nella Capitale, all’Almo Collegio Capranica. Dalla Capranica arriva anche don PIERO GALLO, 42 anni, alle spalle una carriera da magistrato e quindi, per 8 anni, da avvocato dello Stato. «L’esperienza che ha cambiato la mia vita? L’ascolto delle catechesi sui dieci comandamenti», riferisce. Tre i nuovi presbiteri provenienti dal Pontificio Seminario Romano Maggiore: don GIUSEPPE CIPPITELLI, don CLAUDIO FABBRI e don ALFREDO TEDESCO. Quest’ultimo, formatosi nell’Azione cattolica della parrocchia di Santa Maria della Mercede, fidanzato, laureato in chimica, racconta di aver avvertito presto che «la realtà che vivevo mi stava stretta». A 22 anni entra al Maggiore per l’anno propedeutico. Domenica a San Pietro alla celebrazione per la sua ordinazione parteciperà anche la sua ex fidanzata con il futuro marito. Al Collegio diocesano Redemptoris Mater si sono formati infine gli ultimi 4 ordinandi: il trentenne ivoriano JEAN FLORENT AGBO; il colombiano JORGE ALEXANDER SUAREZ BARBARAN, 31 anni; DANIELE NATALIZI, ventisettenne originario di Vicenza, e il romano MARCO SANTARELLI, che compirà 30 anni a novembre. Pilota di aereo privato con il sogno di portare, un giorno, un Boeing 747, don Marco parla della Giornata mondiale della gioventù di Toronto, nel 2002, come occasione nella quale la chiamata da parte del Signore lo ha raggiunto in modo significativo «attraverso le parole di Giovanni Paolo II che invitava i giovani a seguire Gesù Cristo senza paura». Due anni dopo entrava in seminario, accompagnato dalla sua comunità neocatecumenale

domenica 15 aprile 2012

Nella famiglia un modello sostenibile di economia

È in atto un periodo di profondo cambiamento, in cui il modello economico, basato sul consumismo, è entrato profondamente in crisi: il capitale non è più in grado di produrre ricchezza anzi, disorientato dalla malattia del consumo, incomincia a distruggerla provocando gravi disagi sociali. In questo quadro le banche cercano di porre degli argini alla speculazione finanziaria, obbligando i governi a politiche di rigore e austerità economica, ma senza interventi mirati capaci di incidere sul modello socio-culturale, tali politiche rimarranno sterili e non produrranno gli effetti sperati anzi potrebbero accrescerli con conseguenze imprevedibili.
Occorre ripartire dalla famiglia che è la cellula primaria della società. Cosa è successo? Da un modello di famiglia patriarcale delle società agricole, in cui genitori e figli rimanevano in relazione condividendo lavoro, beni e servizi, si è passati a famiglie in cui questo legame è stato drammaticamente reciso con l’affermarsi di società industriali, la cosiddetta famiglia nucleare. Il modello tradizionale di famiglia si è poi gradualmente affievolito, fino a giungere, sotto i colpi di divorzi e separazioni, a composizione assai variegate. A quello che era l’istituto religioso e giuridico per costituire la famiglia, cioè il matrimonio, si sta sostituendo gradualmente la convivenza anche tra appartenenti allo stesso sesso, pur costituendo di fatto una coppia. Purtroppo la famiglia, se anche conserva le stesse tutele, è intrinsecamente più debole e meno sicura. Sempre più giovani rinunciano a sposarsi perché senza lavoro o non in grado di progettare un futuro sicuro con un'altra persona a lungo termine, né tanto meno avere figli.
Qual è il rimedio? Forse avere strette relazioni con le famiglie di origine non è del tutto negativo come i maniaci dell’emancipazione ci fanno credere, ma può costituire un punto di riferimento in una società che si sta sfaldando e in cui predomina l’egoismo e il relativismo. Questa vicinanza potrebbe essere l’inizio di un nuovo modello di famiglia e di società, in grado di innescare quelle forze positive e virtuose che possono farci superare questa crisi economica, sociale ma anche culturale. L’esperienza della solidarietà e del sostegno reciproco tra genitori figli, suoceri e generi, fratelli può contribuire a far nascere quel senso di fiducia verso l’altro che ormai esiste sempre meno e stimolare progetti, anche imprenditoriali, per la crescita e il progresso della società civile. Superare le diffidenze e interagire in comunità solidali è un segno già presente in molti mondi del volontariato e delle associazioni onlus, che alla legge del profitto antepongono quella della tutela e del rispetto della dignità umana. Per superare la crisi occorre riappropriarsi degli antichi valori della nostra storia culturale per riproporli con nuove energie in forme adeguate ai tempi.
Occorre che le forze migliori del Paese si coalizzino per spazzare le bugie di alcune ideologie del passato e del presente, alla luce del buon senso comune, dell’equità e della ragionevolezza umana. Senza fare paternalismi o lanciare strali moralistici, tutti dovrebbero impegnarsi per orientare gli uomini e le donne verso questo modello sociale allo scopo di traghettare l’Italia e l’Europa oltre la crisi che prima si essere economica, è una crisi culturale, etica e sociale. Chi combatte contro la famiglia attacca l’intero genere umano, perché ne mina i basilari principi di convivenza. Come si può chiedere la pacificazione dei popoli se poi si è divisi all’interno delle proprie famiglie a causa di rancori, odi, invidie e gelosie? Bisogna restituire all’uomo la fiducia nella bontà dell’altro uomo, questo è il precetto più efficace contro la crisi. Per far questo, però, bisogna diffondere modelli sani di convivenza sociale e creare regole, condivise da tutti, per suscitare forze di integrazione e per rompere l’alienazione sociale suscitato dal divario di ricchezza.
Riportare l’umanità a una giusta visione del mondo e di se stessa è un compito imprescindibile di qualsiasi politica che intenda adoperarsi per il bene comune. Recuperare la giusta percezione dei reali bisogni dell’uomo, abbattendo il mito della panacea del denaro, che da solo non potrebbe soddisfare alcun bisogno umano se non fossero le società ad attribuirgli tale valore.
La ricerca sfrenata di ricchezza non è un bisogno essenziale dell’uomo, ma il sistema economico basato sul consumismo instilla nell’animo umano questo bisogno innaturale. L’uomo vale quanto possiede, il suo valore si misura con la moneta. Questo è il vero e più grande male dell’uomo odierno e di questa società, che arriva a disprezzare anche la vita a causa del valore che la società attribuisce al denaro. L’uomo non è nato solo per consumare, per fare shopping e acquisti, né tanto meno per produrre beni da vendere, se fosse così il suo sarebbe un ben miserabile destino. L’uomo non è nato per prevaricare l’altro allo scopo di conquistare maggiori guadagni con le guerre e gli imbrogli. Se è ammissibile una sana competizione per il progresso dell’umanità e per il miglioramento delle condizioni di vita della società civile, non è però neanche questo lo scopo finale dell’uomo.
I filosofi da sempre si interrogano, ma senza dare una risposta assoluta, sul perché della vita dell’uomo. Questo non si significa però che non ci sia una risposta. Anzi forse ne esistono diverse a seconda dei tempi e delle condizioni che scandiscono la storia dell’umanità. Le religioni danno, da sempre, la loro risposta che attraverso i secoli continua a conservare l’originaria nota positiva. Una fede è sicuramente una forza capace di tirare fuori dall’uomo le sue energie migliori, perché lo porta ad assumere un atteggiamento positivo di fiducia verso l’altro, che lo porta oltre i suoi limiti, le sue paure e le sue debolezze. Questo è un altro elemento da considerare; sicuramente una società credente è più forte e positiva di una atea o peggio relativista. Chi voglia cercare, dunque, l’origine della crisi della società che si ripercuote anche sulla sua economia deve farlo nell’incapacità dell’uomo di oggi di una ben che minima fiducia in qualcuno o in qualcosa, convinto che tutto sia lecito, se anche produca un piacere momentaneo a cui segue un lungo dolore. Le nuove generazioni non vedono il proprio futuro, a causa dell’insipienza delle vecchie.
Le medicine non servono, perché non è il corpo a essere malato ma il cuore e la mente. Occorrono esempi concreti positivi da diffondere in tutti i modi e attraverso tutte le forme di comunicazione; sono gli esempi che educano e instillano nell’animo umano un sano desiderio di emulazione che genera la sua realizzazione e quella degli altri. Molti giovani non riescono a trovare il proprio posto nella società. Ma di chi è la colpa? Non certamente loro. Alcuni meno giovani questo posto lo stanno perdendo. Ma di chi è la colpa? Non certamente loro. La mondializzazione è per molti un incubo e un malanno. Ma di chi è la colpa? Non certamente loro. L’Unione Europea rappresenta per tanti una gabbia e una delusione. Ma di chi è la colpa? Non certamente loro. Insomma. Chi ha responsabilità di Governo deve confrontarsi con questi interrogativi a cui dovrà dare una risposta che non segua solamente i principi della finanza e del diritto, ma si apra a una visione integrale dell’uomo e della sua storia. La famiglia è una risposta? Forse no. Ma sicuramente è un punto di partenza, è la strada giusta da imboccare per trovare le risposte giuste per superare la crisi di questo secolo.
di Pier Vincenzo Rosiello

martedì 3 aprile 2012

ZIO LIBORIO

Estroso e sempre vestito a festa,
dall’agile passo senatoriale
con aria talora un po’ marziale
e la sua marcia discreta e lesta.

Bello e creativo principe del foro
d’ingegno arguto e alto di statura,
fine intenditor d’arte e di scrittura
e desideroso di fregiarsi d’alloro.

Amante di viaggi e pellegrinaggi
con molta devozione a Medjugorje
riceve alti pensieri dai messaggi

della Vergine Madre tutta bella,
portando lieto agli amici più cari
l’annuncio fiducioso della stella.

di Pier Vincenzo Rosiello