lunedì 29 giugno 2009

Fede, ragione e scienza: un’alleanza di saperi

Per comprendere appieno la realtà moderna e fornire risposte efficaci ai problemi e ai bisogni della società, la cultura europea ha bisogno di “allargare gli orizzonti della razionalità” avviando una nuova stagione, in cui sapere scientifico, ragione filosofica e ragionevolezza sapienziale possano concorrere insieme alla creazione di un nuovo umanesimo.
In questo quadro la filosofia è chiamata a svolgere un ruolo decisivo con la promozione di percorsi di ricerca tali da coinvolgere le altre discipline, in particolare la teologia e la scienza, in un dialogo aperto e libero da pregiudizi. Una sfida ardua ma possibile, un’urgenza storica di cui la fede cristiana deve farsi carico per rispondere a “un desiderio di pienezza di umanità” che non può essere disatteso.
Questo il tema di fondo del sesto Simposio europeo dei docenti universitari – organizzato dall’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma – svoltosi dal 5 all’8 giugno 2008 a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense che ha visto la partecipazione di circa 400 accademici provenienti da 26 Paesi.
La cerimonia inaugurale si è svolta giovedì in Campidoglio. Hanno rivolto i loro saluti il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, i presidenti di Regione e Provincia, Piero Marazzo e Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Il convegno è stato introdotto dal Cardinale vicario Camillo Ruini e dal presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli. Sono seguite le lezioni magistrali di Jean-Luc Marion dell’Università di Parigi “La Sorbonne”, di Peter Koslowski dell’Università di Amsterdam e di Ugo Amaldi del Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire. Sabato gli accademici sono stati ricevuti in udienza speciale da Papa Bendetto XVI in Vaticano e domenica a conclusione del convegno hanno partecipato alla messa presieduta dall’Arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura.
A margine del simposio abbiamo rivolto alcune domande a mons. Lorenzo Leuzzi, direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma.

Quale messaggio scaturisce dal convegno?
“I docenti universitari europei avvertono la necessità di un rilancio della filosofia con la convinzione che la realtà non può essere interpretata in chiave unilaterale ma che occorre un lavoro interdisciplinare, in quanto la ragione non è autosufficiente. Solo così si potranno superare gli errori commessi nel Novecento”.

Qual è la posizione del mondo della cultura europea rispetto al fenomeno dell’immigrazione “irregolare” e a quello dell’impoverimento delle famiglie?
“Io penso che il vero problema oggi è che la cultura contemporanea europea non ha al momento le categorie sufficienti per dare risposte esaurienti e orientare i bisogni della società. Credo che si possano individuare soluzioni tampone per questo o quel problema, come appunto la crisi economica o l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati. Se vogliamo però affrontare sul serio questi problemi è necessario riflettere molto in profondità su qual è la capacità dell’uomo contemporaneo di comprendere la realtà. Soprattutto è bene capire se esiste ancora uno spazio in cui quei valori che la cultura illuministica ha portato avanti – in particolare l’idea dell’uomo protagonista e veramente capace di costruire la propria esistenza – sono ancora attuabili”.

Inquinamento ambientale e caro greggio spingono verso fonti energetiche alternative. Cosa ne pensa del nucleare?
“Non conosco quali possono essere i vantaggi o gli svantaggi del nucleare. Una cosa è certa bisogna rendersi conto dei bisogni reali di una comunità e a partire da questi fornire soluzioni senza pregiudizi, anche se qualche volta questo può comportare sacrifici da parte di questa o di quella popolazione. Certamente i problemi vanno visti nella loro globalità e animati dal senso per il bene comune. Purtroppo resistono ancora pregiudizi ideologici e questo credo che non aiuterà a risolvere i grandi problemi, come quello della crisi energetica e, più in generale, della crisi economica. Ormai la cultura viaggia verso la liberazione dai pregiudizi e quindi verso la necessità di affrontare le diverse situazioni non con pragmatismo ma con senso di realismo”.

Esiste una cultura cristiana europea? Qual è la sua vocazione nel contesto politico e sociale?
“Da questo simposio emerge che la cultura cristiana – e soprattutto quella del versante filosofico che poi alla fine è quella trainante – sta uscendo da un certo isolamento e soprattutto da una certa subalternità. Numerosi accademici sono convinti che il Cristianesimo può dare veramente un contributo significativo per rilanciare la filosofia e, dunque, la cultura europea. Credo che solo il Cristianesimo può aiutare la cultura europea a dare un’inversione di tendenza, nel senso cioè di non aver paura dei problemi né tento meno della grande questione della modernità. Penso, come ha affermato il Papa durante l’udienza speciale di sabato, che questa è una responsabilità che appartiene esclusivamente o in larga parte al Cristianesimo".

di Pier Vincenzo Rosiello

mercoledì 29 aprile 2009

La Pasqua e la Risurrezione

Il pilastro della fede cattolica è la risurrezione di Gesù Cristo in anima e corpo. Il Signore Gesù muore sulla croce ma il terzo giorno dopo essere morto risorge con il suo corpo carnale e poi ascende al cielo alla destra di Dio Padre Onnipotente. Successivamente anche Maria, sua madre, risorge con il suo corpo alcuni giorni dopo essere morta – 15 giorni, secondo quanto Santa Brigida di Svezia scrive; la stessa Vergine Santissima le rivelò questo durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa presso la tomba della Madonna ai piedi del Monte degli Ulivi (l’8 settembre 1372) – e poi come suo Figlio ascende al cielo. Secondo un’altra tradizione, invece, la Beata Vergine non sarebbe morta ma si sarebbe soltanto addormentata – infatti alcuni parlano di dormitio Virginis – e quindi sarebbe ascesa al cielo senza conoscere la morte del corpo. Al contrario sia gli apostoli sia i discepoli del tempo di Gesù muoiono e non risorgono, così come tutti i santi, i sacerdoti, i diaconi e gli altri fedeli. Come mai? Eppure è dogma della fede che i credenti con il Battesimo partecipano della morte e risurrezione di Cristo e nel Credo si manifesta la fede nella risurrezione della carne. Allora come mai nessuno è mai risorto con il proprio corpo? Una prova di questa non risurrezione sono tutti i corpi dei santi riesumati, come quello di San Pio da Pietralcina.
Si crede che la risurrezione della carne avrà luogo quando il Signore tornerà a giudicare i vivi e i morti, quando ci saranno cieli nuovi e terra nuova. Ma esiste una spiegazione a questa scelta di Dio? Per capirne la ragione bisogna entrare nella mentalità ebraica del concetto del popolo di Dio, della salvezza e del peccato, concezione che si trasmette al cristianesimo delle origini e continua fino ai giorni nostri.
Il popolo per gli ebrei è considerato un corpo unico, tanto che la salvezza o la dannazione possono essere trasmessi a tutto il corpo anche da un solo membro. È il caso di Adamo ed Eva che commettendo il peccato originale, rappresentato nella Bibbia con la tentazione del serpente nel giardino di Eden e il frutto proibito, trasmettono la dannazione e la morte a tutti gli uomini e le donne. Ma è anche il caso di Gesù Cristo, non a caso chiamato da Paolo di Tarso nuovo Adamo, in quanto con il suo sacrificio perfetto – la sua passione, morte e risurrezione – trasmette a tutti gli uomini, e in particolare alla sua Chiesa – intesa come comunità di battezzati e, quindi, popolo di Dio – la salvezza, la vita eterna oltre la morte. Ma anche di Maria, nuova Eva, che accettando il mistero dell’Incarnazione di Dio, l’Emmanuele, nel suo grembo Immacolato, sciaccia il capo al serpente datore di morte e diviene corredentrice dell’umanità.
Il corpo mistico di Cristo è la Chiesa, che trasforma i figli del mondo in figli della luce, cioè di Dio, perciò questo corpo fatto di santi e peccatori dovrà salvarsi tutto insieme e risorgere insieme, nello stesso momento, proprio perché unico.
Ecco perché nessun santo è ancora risorto ma risorgerà quando Gesù sarà tutto in tutti e i principati, le dominazioni e ogni cosa sarà sottomessa al “Figlio dell’Uomo” assiso alla destra di Dio Padre Onnipotente. Quando questo avverrà non lo sappiamo ma sappiamo quando non avverrà ovvero finché tutto il corpo mistico di Cristo – tutti coloro che Dio Padre chiama alla sequela del suo Figlio unigenito nel quale si è compiaciuto – non sarà riscattato dal peccato, solo allora sarà rigenerato a nuova vita, solo allora Gesù si manifesterà nella sua gloria e, in comunione con il Padre e lo Spirito Santo, farà risorgere i corpi di tutti i battezzati che si sono addormentati nel sonno della morte.
Allora la Pasqua del Signore – il passaggio dalla morte alla vita – sarà completa, poiché Lui è l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo di coloro che risorgono.

Pier Vincenzo Rosiello