Caritas in veritate. Verso un’economia al servizio della famiglia umana. Persona, Società, Istituzioni: questo il titolo del VII Simposio Internazionale dei docenti universitari che si svolgerà dal 24 al 26 giugno 2010 presso la Pontificia Università Lateranense. Il meeting è organizzato dall’Ufficio per la Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma e dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in collaborazione con il Ministero dell’ Istruzione dell’ Università e della Ricerca, il Ministero dello Sviluppo Economico e Il Consiglio Nazionale delle Ricerche. L’evento, che si aprirà con una preghiera, sarà presentato da monsignor Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e da monsignor Lorenzo Leuzzi, Direttore dell’Ufficio Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma. Presiederà i lavori Emmanuele Francesco Maria, Vicerettore Università Europea di Roma. In apertura interverranno monsignor Sergio Lanza, docente della Lateranense, e Giuseppe Di Taranto, docente della Luiss, che parleranno di fede, società e mercato. Al centro del simposio ci sarà una tavola rotonda su “La ricezione dell’Enciclica Caritas in Veritate nei continenti”, durante la quale Ettore Gotti Tedeschi, Presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, tratterà della Caritas in Veritate nel mondo, e Nils Goldschmidt, docente della University of the Armed Forces Münich – Germania, parlerà di come la Caritas in veritate è stata recepita in Germania e in Europa dal punto di vista economico.
giovedì 20 maggio 2010
I tre giorni della Conferenza Nazionale per la Biodiversità
Si è aperta oggi, 20 maggio, nell'aula magna del Rettorato dell'Università di Roma "La Sapienza" la "Conferenza Nazionale per la Biodiversità" che, come spiega il ministero dell'ambiente Stefania Prestigiacomo, «riunisce per tre giorni studiosi, rappresentanti delle istituzioni e della società civile per fare il punto sulla situazione della diversità biologica nel nostro Paese, evidenziare esigenze, indicare proposte». Il ministro Prestigiacomo ha assicurato che quest’anno, proclamato dall’ONU anno internazionale della biodiversità, rappresenta per l’Italia un’occasione importante “per integrare le esigenze della biodiversità con lo sviluppo e l'attuazione delle politiche settoriali nazionali e regionali”. Domani, 21 maggio, in mattinata ci sarà un dibattito su "Biodiversità, Green Economy ed Innovazione Tecnologica", coordinato dal rettore dell'università del Molise, Giovanni Cannata. Nel pomeriggio una tavola rotonda su "Biodiversità e ricerca scientifica" moderata dalla presentatrice televisiva Donatella Bianchi. La Conferenza si chiuderà sabato 22 maggio, giornata internazionale per la biodiversità. Saranno presenti tra gli altri anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il vicedirettore della Fao Alexander Müller, il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani, il Presidente del Cnr Luciano Maiani, il presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei Lamberto Maffei, il presidente dell'Accademia Nazionale Delle Scienze Gian Tommaso Scarascia Mugnozza. Durante la cerimonia di chiusura saranno premiati i vincitori di "Comunicare la Biodiversità" e per conferire il titolo di "Ambasciatore per la Biodiversità" ad illustri personalità distintesi, per impegno e sensibilità, nel campo ambientale.
mercoledì 21 aprile 2010
Universalità romana, migrazioni e Chiesa
Intervento di mons. Marchetto al XXX Seminario Internazionale di Studi Storici -Da Roma alla Terza Roma
“La missione di Roma sta nel superamento del principio di nazionalità attraverso l’idea dell’universalità” queste parole di Rudolph von Jhering riassumono l’idea conduttrice del XXX Seminario Internazionali di Studi Storici - Imperi e migrazioni. Leggi e continuità - Da Roma a Costantinopoli a Mosca, la cui seduta inaugurale si è tenuta il pomeriggio del 21 aprile nell’Aula Giulio Cesare del Campidoglio. I Seminari si svolgono sin dal 1981 con l’appoggio dell’Università di Roma “La Sapienza” e del CNR, anche nel quadro dell’Accordo con l’Accademia delle Scienze di Russia.
Dopo il saluto introduttivo dell’Assessore alle politiche culturali del Comune di Roma Umberto Groppi, sono intervenuti il Rettore della Sapienza Luigi Frati e il Vicepresidente del CNR Roberto De Mattei. Tra i discorsi quello del Segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti Mons. Agostino Marchetto, del Direttore dell’Istituto di storia russa dell’Accademia delle scienze di Russia Andrej N. Sacharov e del Vicepresidente dell’Accademia Romena Dan Berindei.
“La cittadinanza romana non è fondata né sull’origine, né sul territorio – ha detto mons. Marchetto – ogni uomo senza distinzioni etniche o religiose può acquisirla”. L’arcivescovo richiamandosi al fondatore belga della Società Internazionale dei Diritti dell’Antichità Fernand de Visscher ha evidenziato come il concetto originario di cittadinanza nel diritto romano sia per la sua elasticità un luogo d’unione tra i popoli mentre quello moderno sia per la sua rigidità un elemento di divisione e d’opposizione. Risalendo la storia fino al IV e V secolo, mons. Marchetto ha spiegato, parlando delle razzie e delle violenze portate dai barbari nell’occidente romano, come lentamente la Chiesa superò la crisi e riconobbe nelle migrazioni di nuovi popoli un segno dei tempi. Si assistette così a un cambio nella strategia pastorale: “Se nei primissimi secoli essa si era rivolta particolarmente al mondo greco-romano con un’opera di inculturazione, successivamente, con le invasioni barbariche, la Chiesa la trasforma in acculturazione, specialmente con l’insegnamento della Sacra Scrittura e del Patrimonio classico che tramanda”. Questo atteggiamento dei cristiani contribuì alla nascita di intellettuali tra le popolazioni celtiche, germaniche, scandinave e slave, facendo fiorire le letterature in lingua romanza e una civiltà europea.
Passando dal passato al presente l’Arcivescovo ha esaminato le criticità del fenomeno migratorio via mare rispetto alla prassi e alle normative dei Paesi Mediterranei: “Le intercettazioni e i decentramenti operati dalle autorità europee in molti casi rendono impossibile a migliaia di persone di raggiungere la costa nord del Mediterraneo, o persino di lasciare il loro Paese di origine o di transito”. Tutto questo a volte con violazione della dignità e dei diritti umani, come il principio di non refoulement per quanti fuggono da persecuzioni e il giusto processo.
di Pier Vincenzo Rosiello
giovedì 15 aprile 2010
Pedofilia e omosessualità: il Card. Bertone non ha tutti i torti
Sui casi di pedofilia di alcuni sacerdoti legata alla omosessualità il Card. Bertone non sbaglia. Nella fattispecie si tratta di un rapporto omosessuale con minori, comune anche nell’antichità, basti pensare al Satiricon di Petronio Arbiter, in cui si parla, neppure troppo velatamente, dell’amore omosessuale tra Encolpio e il fanciullo Gitone conteso da Ascilto. Evidentemente nei periodi di crisi morale lo scadimento dei costumi porta ad alcune devianze della sessualità che non sono proprie del sacerdote ma comuni a molti uomini, omosessuali e non. Basti pensare all'imperatore Tiberio durante il suo soggiorno a Capri, secondo quanto ci dice Svetonio. Non penso che il Segretario di Stato volesse discriminare in alcun modo gli omosessuali o addossare loro crimini non commessi. Credo che si sia limitato a constatare il tipo di reato consumato dai preti pedofili che nasce evidentemente da un rapporto di tipo omosessuale. Personalmente penso che il sacerdote, in virtù della sua vita improntata alla castità, dovrebbe essere meno esposto a questo tipo di peccati - d’altronde i casi accertati sono ancora pochi - che, giustamente, la giustizia italiana annovera come delitti proprio allo scopo di tutelare i minori, che sono più deboli. Tra l’altro la loro sessualità non è ancora matura e pertanto hanno bisogna di maggiore tutela. Io sono contento,da cattolico praticante, che il Papa abbia assunto – sicuramente alla luce delle parole di Gesù che nel Vangelo condanna pesantemente chiunque scandalizzi i più piccoli – una linea dura nei confronti dei sacerdoti che si siano macchiati di simili nefandezze. Ma non trovo giusto amplificare i fatti arrivando quasi a organizzare, consapevolmente o inconsapevolmente, un attacco mediatico alla Chiesa e al Pontefice con gravi conseguenze per la loro immagine e offesa grave nei confronti dei credenti. Anche questa è violenza, tra l’altro ingiustificata dato che i vertici ecclesiastici sono determinati, anche senza flash e interviste a intervenire con provvedimenti radicali, come la riduzione allo stato laicale dei preti pedofili. Errare humanum est. Anche la Chiesa sbaglia e impara dai propri errori, ma su di Essa le forze del male non prevarranno perché la sua forza è Cristo misericordioso che rimette i peccati e converte i peccatori, cambiando loro il cuore e la mente.
Pier Vincenzo Rosiello
domenica 21 marzo 2010
Trentesimo del martirio di mons. Romeo, l'arcivescovo di San Salvador
A trenta anni dalla morte di mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, Liturgia Eucaristica presieduta dal card. C. Sepe - Roma, S. Maria in Trastevere, ore 18.30.
Sono passati trent’anni dalla morte di Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso sull’altare il 24 marzo del 1980, con un solo colpo di fucile, mentre celebrava la Messa.
La Comunità di Sant’Egidio è presente in Salvador da molti anni e ha raccolto da tempo la memoria di Mons. Romero. Quest’anno un suo giovane membro, William Quijano, è stato ucciso da una banda perché impegnato con la Comunità nel salvare i bambini e i giovani dalla violenza nel quartiere periferico di Apopa.
Nel clima della Guerra fredda, nella periferia centroamericana, Romero visse e predicò la fede. Romero è stato un vescovo in tempi difficili. Pose se stesso e la sua Chiesa, come guida verso la pace, quando non si vedeva lo sbocco politico per il domani. Credeva nella forza della fede: «Al di sopra delle tragedie, del sangue e della violenza, c’è una parola di fede e di speranza che ci dice: c’è una via d’uscita… Noi cristiani possediamo una forza unica». Resta un modello di vescovo fedele. Monsignor Romero fu un vescovo al servizio del Vangelo e della Chiesa. Il suo motto episcopale era Sentir con la Iglesia . La sua priorità: la salus animarum. Alla celebrazione dei nuovi martiri nel 2000 al Colosseo Giovanni Paolo II lo ricordò così: «Pastori zelanti come l’indimenticabile arcivescovo Oscar Romero, assassinato sull’altare durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico».
Romero fu un martire nell’estrema periferia della Guerra fredda. A trent’anni dalla sua morte, liberi dalle passioni di chi fu coinvolto nella storia di allora, ma non così lontani nel tempo da non poter capire il dramma e l’esemplarità della figura, dobbiamo avere il coraggio di fare i conti con questo martire, che è figlio della Chiesa e che tutto aspettava da lei. Nella storia dello spirito, che scorre profonda oltre la cronaca delle passioni, Romero resta una figura decisiva: perché fu un martire.
giovedì 18 marzo 2010
IN MEMORIAM MARTYRUM
TRE GIORNI DI PREGHIERA E RIFLESSIONE SULLA PASSIONE DI CRISTO E DELLA CHIESA ORGANIZZATI DA “AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE”
Prenderà il via venerdì 19 marzo alle ore 10:30 presso la Pontificia Università Lateranense, la seconda Edizione di “In Memoriam Martyrum” la tre giorni dedicata alla passione di Cristo e della Chiesa, promossa dall’Opera di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.
Questa Edizione – che si svolge nel corso dell’Anno sacerdotale – è dedicata, in particolare alla memoria dei sacerdoti martiri. «Quella per il ministero sacerdotale è un’attenzione che ACS ha da sempre, fin dalla fondazione dell’Opera avvenuta nel 1947. Focalizzando su questo la tre giorni 2010, vogliamo sostenere, incoraggiare, consolare i sacerdoti che tuttora, nelle molte zone del mondo dove la Chiesa è perseguitata, rimangono fedeli al Vangelo, senza sottrarsi a rischi che potrebbero richiedere loro anche il sacrificio della vita per Cristo», afferma il direttore del Segretariato Italiano, Massimo Ilardo. A questo tema sarà dedicata la Mostra-filmato dedicata alle figure di 12 sacerdoti martiri che, nelle mattinate di venerdì 19 e sabato 20, sarà proiettata presso la Pontificia Università Lateranense. In programma anche la Via Crucis che si terrà nella basilica di San Crisogono venerdì 19 marzo e, nella serata di domenica 21, la Veglia di preghiera per i missionari martiri organizzata dalla diocesi di Roma nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura e che vedrà anche la partecipazione di ACS, rappresentata da S.E.R. Monsignor Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad, in Pakistan.
Monsignor Coutts sarà tra gli ospiti della Conferenza «Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani» che si terrà sabato alle ore 16:00 presso l’Aula Paolo VI della PUL; all’incontro che sarà aperto da S.E.R. Monsignor Rino Fisichella, rettore dell’Università, parteciparanno monsignor Philip Najim, Procuratore per la Chiesa caldea presso la Santa Sede e Jesús Colina, direttore dell’Agenzia di stampa «Zenit». Modererà monsignor Sante Babolin, presidente della Sezione italiana di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.
Al sacerdote polacco Jerzy Popieluszko è invece dedicato l’omonimo film in programma domenica alle ore 16:00 nell’Aula Paolo VI dell’Università e che sarà introdotto dall’intervento del professor don Tone Presern, assistente ecclesiastico della Sezione italiana di ACS e docente della facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana. Don Popieluszko, eroica figura della Chiesa polacca, fu ucciso nel 1984 dai Servizi segreti dopo essere stato rapito vicino la città di Torun al termine di un servizio pastorale nel quale, per l’ennesima volta, aveva alzato la voce contro il regime che allora governava la Polonia.
sabato 27 febbraio 2010
Miracolo nel dentale
Una giovane dentista folgorata da un fulmine ritorna in vita e racconta il suo viaggio nell’Aldilà
Si chiama Gloria Polo, vive attualmente in Colombia e continua ad esercitare la professione di dentista. La folgorazione le ha lasciato enormi cicatrici sul corpo, ma conduce una vita normale. Adesso è una donna di fede e la Chiesa l’ha autorizzata a raccontare la propria storia, in cui la vita terrena si intreccia a quella ultraterrena, portando a compimento così la missione affidatale da Dio.
Erano le 16:30 del 5 maggio 1995 quando Gloria e il suo cugino ventitreenne furono folgorati da un fulmine vicino a un grosso albero poco distante dall’Università Nazionale di Bogotà dove si erano iscritti per prendere la specializzazione in Odontoiatria. Il cugino di Gloria morì sul colpo, bruciato internamente dal fulmine; ebbe subito un arresto cardiaco e a nulla valsero i tentativi di rianimazione. La sorte che toccò a Gloria non fu più clemente; il suo corpo riportò grosse cicatrici e molti organi vitali (fegato, reni, polmoni e ovaie) furono bruciati in modo gravissimo. La giovane dentista rimase in una situazione di arresto cardiaco, praticamente senza vita, mentre il suo corpo balzava mosso dalle scosse elettriche. Stette così a terra per circa due ore senza che nessuno potesse fare nulla. Solo quando l’elettricità si scaricò fu soccorsa. Allora Gloria riprese conoscenza e fu portata d’urgenza all’Ospedale del Seguro Social dove fu anestetizzata e sottoposta immediatamente a un intervento chirurgico per asportare tutti i tessuti bruciati. Non c’erano speranze per lei perché i reni non funzionavano e, data la severità delle sue condizioni, la dialisi fu considerata inutile. Insomma stava per morire, quando miracolosamente i reni ripresero a funzionare così come i polmoni e il cuore. Le gambe dovevano essere amputate. Mentre ci si preparavano all’intervento si verificò però un’inspiegabile ripresa della circolazione sanguigna. Il fatto destò la meraviglia dei medici di quell’ospedale e uno di loro esclamò che in 37 anni di esercizio della professione non aveva mai assistito a un caso simile. I prodigi continuarono perché, nonostante le fosse stata diagnosticata l’impossibilità di avere figli, un anno e mezzo dopo, Gloria rimase incinta e il suo seno incominciò a crescere, a gonfiarsi e a riformarsi, tanto che poté allattare la sua bambina.
La dentista ricorda di essere giunta, mentre era sospesa tra la morte e la vita, alle porte del cielo, dove si trovava suo cugino, e poi, attraversato il purgatorio, a quelle dell’inferno dove era stata condannata dal Signore; un’esperienza descritta in modo molto realistico e che rappresenta una testimonianza diretta dell’esistenza dei tre mondi ultraterreni. La sua seconda chance di vita non le fu data per i propri meriti ma in virtù della preghiera di un povero contadino, che viveva in montagna, nella Sierra Nevada di Santa Marta. Quest’uomo non aveva di che mangiare, le sue galline gli erano state rubate dagli uomini della guerriglia e il suo raccolto era stato bruciato. Uomo di fede, pregava Gesù e lo ringraziava per la salute e per il dono dei figli. All’offertorio, poiché quel giorno aveva nel portafogli due banconote una da 5.000 e una da 10.000 pesos, diede quella da 10.000. Uscito di Chiesa andò a comprare un pezzo di sapone azzurro (da bucato), glielo incartarono in un foglio del quotidiano O spectator del giorno prima. Su quella pagina, guarda caso, c’era la notizia dell’incidente di Gloria con la sua foto. L’uomo leggendo si commosse e supplicò il Signore di salvare Gloria promettendo che in cambio si sarebbe recato al Santuario de Buga per sciogliere il voto. Questo amore autentico verso il prossimo commosse Gesù al punto da indurlo a perdonare Gloria e a dargli una seconda possibilità di vita per riscattarsi, indicando a tutti gli uomini le cose veramente importanti (il rispetto per i genitori, l’amore e la fedeltà nuziale, l’accoglienza e la difesa della vita, la preghiera, la confessione e l’eucaristia, la riparazione dei peccati) e svelando le menzogne di Satana che con le sue strategie desidera condurci alla perdizione eterna.
Chi vuole, mosso anche da semplice curiosità, può leggere la testimonianza di Gloria che spiega con gli occhi della fede l’importanza del rispetto delle leggi divine e la condanna delle offese commesse contro Dio e contro il prossimo. Esiste, infatti, un opuscolo realizzato a scopo di apostolato dal titolo Dall’illusione alla verità che raccoglie la testimonianza integrale resa da Gloria Polo in una chiesa di Caracas, in Venezuela, il 5 maggio 2005. La traduzione in lingua italiana è stata curata da padre Leone Orlando, missionario Scalabriniano. Questo libretto non è commerciabile ma può essere richiesto, dando liberamente un’offerta, contattando Massimo al numero di cellulare 3319956339 oppure scrivendo una mail all’indirizzo avemariapienadigrazie@yahoo.it.
Si chiama Gloria Polo, vive attualmente in Colombia e continua ad esercitare la professione di dentista. La folgorazione le ha lasciato enormi cicatrici sul corpo, ma conduce una vita normale. Adesso è una donna di fede e la Chiesa l’ha autorizzata a raccontare la propria storia, in cui la vita terrena si intreccia a quella ultraterrena, portando a compimento così la missione affidatale da Dio.
Erano le 16:30 del 5 maggio 1995 quando Gloria e il suo cugino ventitreenne furono folgorati da un fulmine vicino a un grosso albero poco distante dall’Università Nazionale di Bogotà dove si erano iscritti per prendere la specializzazione in Odontoiatria. Il cugino di Gloria morì sul colpo, bruciato internamente dal fulmine; ebbe subito un arresto cardiaco e a nulla valsero i tentativi di rianimazione. La sorte che toccò a Gloria non fu più clemente; il suo corpo riportò grosse cicatrici e molti organi vitali (fegato, reni, polmoni e ovaie) furono bruciati in modo gravissimo. La giovane dentista rimase in una situazione di arresto cardiaco, praticamente senza vita, mentre il suo corpo balzava mosso dalle scosse elettriche. Stette così a terra per circa due ore senza che nessuno potesse fare nulla. Solo quando l’elettricità si scaricò fu soccorsa. Allora Gloria riprese conoscenza e fu portata d’urgenza all’Ospedale del Seguro Social dove fu anestetizzata e sottoposta immediatamente a un intervento chirurgico per asportare tutti i tessuti bruciati. Non c’erano speranze per lei perché i reni non funzionavano e, data la severità delle sue condizioni, la dialisi fu considerata inutile. Insomma stava per morire, quando miracolosamente i reni ripresero a funzionare così come i polmoni e il cuore. Le gambe dovevano essere amputate. Mentre ci si preparavano all’intervento si verificò però un’inspiegabile ripresa della circolazione sanguigna. Il fatto destò la meraviglia dei medici di quell’ospedale e uno di loro esclamò che in 37 anni di esercizio della professione non aveva mai assistito a un caso simile. I prodigi continuarono perché, nonostante le fosse stata diagnosticata l’impossibilità di avere figli, un anno e mezzo dopo, Gloria rimase incinta e il suo seno incominciò a crescere, a gonfiarsi e a riformarsi, tanto che poté allattare la sua bambina.
La dentista ricorda di essere giunta, mentre era sospesa tra la morte e la vita, alle porte del cielo, dove si trovava suo cugino, e poi, attraversato il purgatorio, a quelle dell’inferno dove era stata condannata dal Signore; un’esperienza descritta in modo molto realistico e che rappresenta una testimonianza diretta dell’esistenza dei tre mondi ultraterreni. La sua seconda chance di vita non le fu data per i propri meriti ma in virtù della preghiera di un povero contadino, che viveva in montagna, nella Sierra Nevada di Santa Marta. Quest’uomo non aveva di che mangiare, le sue galline gli erano state rubate dagli uomini della guerriglia e il suo raccolto era stato bruciato. Uomo di fede, pregava Gesù e lo ringraziava per la salute e per il dono dei figli. All’offertorio, poiché quel giorno aveva nel portafogli due banconote una da 5.000 e una da 10.000 pesos, diede quella da 10.000. Uscito di Chiesa andò a comprare un pezzo di sapone azzurro (da bucato), glielo incartarono in un foglio del quotidiano O spectator del giorno prima. Su quella pagina, guarda caso, c’era la notizia dell’incidente di Gloria con la sua foto. L’uomo leggendo si commosse e supplicò il Signore di salvare Gloria promettendo che in cambio si sarebbe recato al Santuario de Buga per sciogliere il voto. Questo amore autentico verso il prossimo commosse Gesù al punto da indurlo a perdonare Gloria e a dargli una seconda possibilità di vita per riscattarsi, indicando a tutti gli uomini le cose veramente importanti (il rispetto per i genitori, l’amore e la fedeltà nuziale, l’accoglienza e la difesa della vita, la preghiera, la confessione e l’eucaristia, la riparazione dei peccati) e svelando le menzogne di Satana che con le sue strategie desidera condurci alla perdizione eterna.
Chi vuole, mosso anche da semplice curiosità, può leggere la testimonianza di Gloria che spiega con gli occhi della fede l’importanza del rispetto delle leggi divine e la condanna delle offese commesse contro Dio e contro il prossimo. Esiste, infatti, un opuscolo realizzato a scopo di apostolato dal titolo Dall’illusione alla verità che raccoglie la testimonianza integrale resa da Gloria Polo in una chiesa di Caracas, in Venezuela, il 5 maggio 2005. La traduzione in lingua italiana è stata curata da padre Leone Orlando, missionario Scalabriniano. Questo libretto non è commerciabile ma può essere richiesto, dando liberamente un’offerta, contattando Massimo al numero di cellulare 3319956339 oppure scrivendo una mail all’indirizzo avemariapienadigrazie@yahoo.it.
di Pier Vincenzo Rosiello
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